La sostanza delle somiglianze

Filosofia di pensiero. Il più efficace tra i meccanismi di autodifesa. In questi ultimi mesi mi sono più volte domandato quanto la rabbia sia davvero sinonimo di cattiveria. E quanto la persona più arrabbiata sia di conseguenza la più cattiva di tutti.

In realtà i cattivi si arrabbiano meno degli altri. Questo l’ho imparato. Ma non credo sia una scoperta particolarmente utile al mio interfacciarmi con la quotidianità. Ho imparato anche questo.

Quindi la rabbia non è importante in quanto tale nel suo manifestarsi, ma è più figlia delle sue cause scatenanti e madre del suo imprevedibile esito. 

Ho imparato che se ci tieni tanto ti arrabbi molto. Poi sta nel carattere delle persone manifestarlo, o meno. C’è il cinico, che non si arrabbia e magari medita vendetta. C’è l’istintivo che pontifica parole a caso cercando di auto convincersi di essere cattivo. Quanti potrei inventarne di profili. Ma non troverei in tutto questo qualcosa di utile a capire come funzionano le mie profondità e nemmeno come questo potrebbe aiutarmi a stabilire una connettessione col mio mondo interiore.

Ci sono voluti mesi perché realizzassi un rapporto vero e profondo con le mie reattività verso gli eventi deludenti in generale. Un percorso fatto di scoperte semplici. Del tutto empiriche. Risposte giunte anche a caro prezzo. E non posso dire sia stato facile metterle in fila per il verso “giusto”. Sempre che ne esista davvero uno.

La prima delle scoperte semplici è stata una figura retorica. Una donna può generare un maschio, o una femmina. Un figlio solo, oppure più figli insieme. Ma è del tutto impossibile che nascano un merlo, o un gabbiano. Che centra direte voi?

Ebbene, i nostri sentimenti non hanno a che fare con la capacità di mettere al mondo pensieri? E che cosa c’e di innaturale in tutto questo? Mi spiego meglio.

Il ciliegio fa le ciliegie, non le albicocche. Quello che sono dentro è in ciò che realizzo. Nel modo in cui affronto i problemi. Anche quelli che non riesco a risolvere. In quello che penso. Che quando sono arrabbiato non corrisponde necessariamente a ciò che scrivo, o che dico. Non siamo sempre noi in quello che scriviamo, che diciamo, che gridiamo. 

Come una ragazza che è presente nella sua gravidanza con tutta se stessa. Con la sostanza. Minuto per minuto. Giorno dopo giorno. Per mettere al mondo un essere che è altro rispetto a lei, ma che ha tutto di lei, che le somiglia nella sostanza, che la rispecchia. E questo anche se durante quei nove mesi lei ha gridato. Discusso. Litigato. Vomitato. Desiderato. Cercato, trovato e perso. 

Ogni progetto è un viaggio. Ogni relazione un percorso. Ogni meta un parto. Un cammino che ha richiesto tempo e una serie di sacrifici e passaggi molto complessi, che includono anche l’arrabbiarsi.  

Peccato che il viaggio verso la comprensione dei propri limiti sia un viaggio di non ritorno. E quello che perdi spesso non lo recuperi più. 

Ed è da qui che alla fine riparto. Da me stesso. Questa potrebbe essere una buona notizia, ma anche no. Bisogna sempre stabilire che tipo di altrove è quel “me stesso”. 

Se è un territorio delimitato dall’amore. Un luogo di pienezza. O un altrove oscuro. Un posto di incertezze, doppi fondi e baratri dal quale vedi sempre spuntare mani tese. E ignori se siamo li per aiutare qualcuno ad uscire, o solo per tirarti ancora più giù.

Per fare un viaggio bisogna averne voglia e oggi non ho tutto questo desiderio di entrare nella stanza più disordinata di un uomo. Molto dipende da come si presenta questa stanza in cui risiede il “me stesso” che sono.

Ecco. Nemmeno questo mi avevano spiegato le maestre a scuola. Sei tu che metti al mondo tutto quello che è venuto al mondo con te. Che tu lo riconosca, o no. Che ti piaccia, o meno. Che abbia un senso, oppure si tratti di pura assurdità. Tanto le somiglianze alla fine non lasciano mai alcun dubbio.

2 Risposte to “La sostanza delle somiglianze”

  1. E. Says:

    Prima mi arrabbiavo di più, ora, in qualche modo ho smesso. Il segreto del non arrabbiarmi più è il provare a comprendere le ragioni dell’altro senza però scadere nel giustificazionismo.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: