Il modo di vedere le cose

C’è un effetto cromatico interessante che si verifica nei miei occhi quando penso alle cose di cui mi piacerebbe parlare. Un riflesso fatto di colori appena percettibili che accompagna il mio sguardo lungo il profilo delle mie frasi più assurde. 

A volte sembra addirittura che i miei occhi stiano tramontando. E ogni volta pare che io possa implodere da un momento all’altro in un acuto giallo e arancione, prima di spegnermi completamente. 

Stamattina non sarebbe male continuare a sorridere pensieri senza essere visto. Reagire all’invisibilità di certe persone con altrettanta invisibile passione. 

Ultimamente vado davvero pazzo per alcune parole. E credo che questa follia letteraria derivi dal fatto che quelle parole possiedono due peculiarità. La prima è quella di raccogliere i pensieri e accompagnarli verso la loro destinazione. Che sia fisica o meno poco importa. 

La seconda è scavare e portare alla luce cose che poi vengono destinate altrove. Un po’ come fanno quelle enormi ruspe nei cantieri aperti. Un “sillogismo aristotelico” che fa molto liceo classico. 

Sì lo so, mi piace divagare. Mi piace masticare idee. Eppure mentre scrivo sorrido spesso. Ma non fateci caso. È una specie di riflesso condizionato. Qualcosa che ha a che fare con la spietata soddisfazione che provo, quando mi accorgo che mi sto dando ragione da solo.  

Certo che ne passa di tempo la mattina mentre mi guardo allo specchio. E non potrebbe essere diversamente. Il tempo è il posto in cui finisce quello che scrivo. E non conosco altro modo se non scrivere le “cose” che pretendo di fare esistere. 

Non c’è altra maniera che dare un nome alle persone, perché si possa parlare di certe persone. Perché i fatti assumano davvero forma e percettibilità sensoriale. Perché i pensieri provochino reazioni a sensazioni. Oppure la solita devota indifferenza di qualcuno che comunque legge. 

Pensa te. Quando ero bambino, mio padre ogni tanto comprava un palloncino e io mi ritrovo ogni mattina a guardarmi i polsi. A controllare se c’è ancora un qualche segno di quel palloncino legato. 

Ci sono parole a cui mi sono affezionato, come a quel nodo che impediva al palloncino di volare via. Solo che per certe parole occorre avere anche il coraggio di scriverle. Ed è quello che faccio. A volte usando un vocabolario convenzionale di frammenti d’anima. Di fatti recenti o passati. Di luoghi da cui si proviene. 

Di immagini tratte da ciò che ho mangiato, bevuto, sentito. Di dove sogno, o desidero stare. O di dove sarò tra cinque minuti. Quando il caffè sul fuoco tossirà i suoi significati. Quando mi accorgerò che quello che scrivo non avrà cambiato me e l’universo intorno. Ma solo il mio modo di vedere le cose.

2 Risposte to “Il modo di vedere le cose”

  1. malinconiasorridente Says:

    bellissimo post

    Mi piace

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