Svegliarsi tutti 

E alla fine si ritorna sempre. A riavvolgere quei chilometri di strade già percorse. A chiedersi comunque dov’è che si sta andando. A vergognarsi di indossare sorrisi, come fossero coloratissime camice fuori moda. E per quanto possibile, a riempire di dolcificante la solita tazzina di caffè. Che non è mai troppo. Che non é mai abbastanza. Che non è nemmeno tuo. 

Stamattina accarezzo pagine di un libro incompiuto. Mi gratto nervosamente il naso e chiudo gli occhi, ma mai a sufficienza. Intanto un video dei Radiohead si impadronisce del laptop. Creep è una delle canzoni più belle mai scritte. Probabilmente. Un pezzo da sospirare insieme a un profilo di donna e a un sorso di birra gelata. 

Il non più nobile cavaliere cessa finalmente di guardarsi allo specchio. A volte bisogna essere spietati. Perché la gente è spietata. Perché la vita è spietata. È una ricetta dantesca di lunga data. Dan Brown direbbe che “Inferno è la cura”. Prima di bollire a fuoco lento la verità. Per poi aggiungere manciate di sale, pecorino sardo e menta forte. Così, senza nessuna prudenza.

Se il piatto è riuscito mangiatene singhiozzando ricordi. Poi finitelo sospirando. Immaginando un cielo inaspettatamente cupo su Roma e milioni di albe chimiche che fanno a schiaffi per impadronirsi dell’orizzonte.

Tutti si svegliano. Tutti possono svegliarsi. E nello stesso istante possono anche “svegliarsi tutti”.

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