Colpa dei temporali estivi

Una birra fredda. Il chiassoso fascino di un temporale. Nessun accenno di luna tra le nuvole. Soltanto piccoli sorsi e improvvisati sorrisi. Gesti apotropaici. Attimi che precedono la compulsiva ricerca di una parola giusta. Quella perfetta. Quella pronunciata al momento opportuno.  

Forse tutto ciò di cui avrei bisogno stasera è qualcuno che mi aggiusti i pensieri. Perchè anche i ricordi a volte si spezzano. E quando succede gli equilibri si rompono, e le persone cessano di funzionare. Anche se a occhio nudo, cambiando prospettiva, tutto potrebbe apparire comunque normale. Anche se la birra è fredda e aiuta le buone intenzioni. Anche se non mi sta piovendo addosso e il cuore è lo stesso in fuga. Mentre la testa e gli occhi se ne stanno sempre buoni al loro posto. 

Stanotte me ne andavo in giro con tutta l’immaginazione possbile. E a un certo punto l’ho creduto davvero. Che cosa? No, niente. Solo che potessero essere la stessa cosa, lo “stare fermo” e il “non pensare”. Ma non è così. 

Colpa dell’infantile presunzione di un uomo. Di quella sua assurda convinzione di poter sempre fare qualcosa per qualcuno. Colpa dei temporali estivi che rendono indissolubile quello che la vita invece gioca a nascondere tra le pieghe dei giorni più normali. Quelli vissuti a temperatura ambiente. Quelli che ti riempiono ogni mattina di quotidianità, ma che ti svuotano di emozioni.

Ci vorrebbe un altro me stesso per ripararmi. Per sistemare i sentimenti e i pensieri. E non so nemmeno quanto sarebbe in grado di fare un ottimo lavoro. Si dice che per le cose fatte bene serva tanta qualità. Io credo occorra il tempo. Ma purtroppo non basta mai. Ed è per questo che diventiamo sempre più veloci e meno esperti. 

Da qualche parte, però. Dentro di noi. Resta comunque qualcosa. Magari è solo un profumo. Una musica. Un pensiero positivo. Un’impressione. Magari è solo l’eco di una vecchia speranza. E alla fine mi ritrovo trasportato puntualmente lì. Appoggiato allo sportello di quella macchina. Con lo sguardo trasognato e il sorrisetto beota di un sedicenne. 

Quel finestrino che si abbassa è quanto mi resta. Insieme all’assordante volume dei tuoi occhi che oscura la luce dei lampioni e ridisegna il profilo di una città eterna. Insieme al caldo insopportabile di quella notte di luglio, che sembrava non voler finire più.

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