La tendenza

Ogni mattina ti accorgi che i giorni cominciano tutti alla stessa maniera. Aprendo gli occhi. Un Nespresso. La radio. La finestra spalancata. Le voci che arrivano dalle case vicine e dalla strada. Il ghetto di Roma è un paese all’interno della città. E anche gli altri in fondo si svegliano. Lo capisci dal rumore delle stoviglie.

C’è una specie di disciplinata rassegnazione in tutto questo. Come se svegliarsi fosse una linea sottile da tracciare obbligatoriamente al mattino. Un confine con la notte. Quasi si trattasse di fare il punto su tutti quei sogni che non hanno ancora deposto le armi.

Non rivendico mai la correttezza di ciò che penso. Mi limito a scriverlo. Racconto solo quello che accade. Senza uscire troppo da me stesso. 

Ci vuole un talento diverso per raccontarsi e farlo correttamente. Cercando di non essere altro, insomma. Perché la tendenza che ho avuto sempre, anche nella vita, è stata quella di adattarmi a tutto. 

Pensavo a questo ieri pomeriggio. Mentre lanciavo un accendino rotto cercando di centrare il cestino dell’immondizia. Sorridendo come un cretino.

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