La sottile linea rotta

Chissà se esiste davvero. Quella linea che unisce testa e cuore. Che separa le scelte giuste da quelle sbagliate. E che si manifesta un attimo prima di scegliere. Dentro di noi. I filosofi ne parlano spesso. Il bene e il male. I buoni e i cattivi. Tutta teoria. Niente di tangibile. In fondo non c’è nulla da vedere. Io stesso non ho mai visto niente. Eppure esiste. È lì. Inquietante. Silenziosa. Tagliente. 

Ma separa davvero le scelte giuste da quelle sbagliate? E unisce proprio mente e cuore? Non credo. 

Piuttosto li separa.

In ogni persona. Voi. Me. In ogni essere libero e pensante. Esistono due voci. Due emisferi della stessa coscienza. Due atteggiamenti interiori profondamente diversi. Uno che tiene conto delle conseguenze di ogni azione. L’altro invece no. 

Uno è ragione pura. L’altro è istinto primordiale. Uno è controllo. L’altro reazione. Il primo è fiducia. Il secondo è fatalismo. Non si può decidere se averli, o meno. Ci sono entrambi. Coesistono. Separati proprio da quella linea sottile. Possiamo però non avvertirla. Ed è un’ignoranza caratteriale ricca di conseguenze negative. Io lo so. Ci sono passato più di una volta. E ogni volta ho sofferto. Ogni volta ho benedetto e poi maledetto quella linea.

La differenza tra una scelta giusta e una sbagliata sta nel saperla percepire. Poi si può anche sbagliare ad assegnare il significato. Ma tutti quei sentimenti a cui lasciamo libero sfogo. A cui diamo, diciamo il “via libera”. Per egoismo. Per amore. Per necessità. Poi alla fine crescono. Si moltiplicano per forza e intensità. Sono come un parassita. Tutte quelle emozioni che riusciamo a controllare invece decrescono. 

È colpa delle emozioni se alla fine siamo giudici tutt’altro che imparziali delle nostre scelte. Se non assegnamo sempre un significato alle nostre azioni. Se non riusciamo a dare comunque un senso a ognuna di esse. 

Eppure dipenderebbe solo da noi far prevalere quello che siamo. L’io vero dentro. Quello che ci identifica. 

Per questo è importante percepirla quella linea. Restare in ascolto. Riflettere e distinguere ciò che apre alla fiducia, da tutto quello che invece ci reclude in noi stessi. 

L’incoscienza, il fatalismo e l’ignoranza rompono la linea. Quando questo succede si perde. E quando perdiamo non è mai contro gli altri. Ma contro noi stessi.
  

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