Il tempo che conta

I fori Imperiali. Li attraverso mentre il sole tramonta e manda in dissolvenza le prospettive di un impero che oggi non esiste più. A volte vorrei viaggiare indietro nel tempo. Attraversare con gli occhi un passato che ignoro e che posso solo immaginare. La Roma dei Cesari. XXV-IV-XXXIV ac.

Oggi il mio imperatore combatte una battaglia in qualche sperduto territorio di barbari. Si dice al nord dell’Europa. Quanto vorrei conoscere i dettagli di ogni singola pugna.

Invece resto in città. Con il mio onesto lavoro da fabbro. Alle prese con il solito gladio da forgiare. Mentre le tasse ogni giorno si intensificano. Ed è frustrante andare avanti.

Deve essere proprio per colpa degli esborsi di questa guerra. Costa assai cara la gloria del mio impero. Poi però un giorno l’imperatore torna a Roma. Si dice vittorioso. Ci sono festeggiamenti e per mesi si celebra l’esito trionfale. Debellati i barbari. Finalmente, mi dico io. Ma abbiamo vinto? È proprio vero?

Boh. Chi lo sa? Ci dicono di festeggiare, perché in fondo dubitare? 

Questo è un periodo di festa. Ed è a spese dello stato. Si mangia. Si beve. Si guardano spettacoli truculenti al Colosseo. È tutto così meravigliosamente perfetto. Anche se la guerra potrebbe essere stata un completo disastro, difficilmente lo saprò mai. E poi in fondo non mi interessa saperlo. E anche volendo come potrei farlo.

Nella mia dom si sta bene, ma non ho la radio e non esiste una web tv. Non l’hanno ancora inventata. Non c’è internet e non ci sono Bruno Vespa e i suoi plastici a prendermi in giro. Però le fogne funzionano. La cloaca Maxima è un capolavoro di ingegneria perfetta. La pozzolana. Il calcestruzzo. Il vetro soffiato. Le gru. I sistemi di drenaggio. Tutte meravigliose scoperte di cui andare orgogliosi.

Eppure nessun giornale. Niente da leggere. Ma tanto non saprei nemmeno farlo.

Poi però una mattina mi sveglio e ho i barbari in casa. 

Ma non li avevamo debellati? 

Non si erano assoggettati a Roma Caput Mundi? 

Vabbè cosa importa. Sopravviverò anche a questa. E poi è soltanto un sogno. Un pensiero. Solo che a volte mi viene il dubbio che “prendere in giro il popolo” sia uno sport che dura da millenni.

Ho ancora voglia di passeggiare tra le rovine dei fori imperiali. Di giocare a tornare indietro nel tempo e magari toccare a mani nude la solennità di un Colosseo stanco. Sentire quella pietra fredda sotto il palmo della mia mano privarsi delle vibrazioni generate dal passaggio dei tram.

Ricordo quel giorno a Caracalla.

I giochi di luce sulle vecchie terme.

Roma è stupenda, ma forse non mi occorre viaggiare nel tempo.

Forse l’unico tempo che conta è quello che mi appartiene oggi. Per sempre.

  

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