Un progetto a parte

A volte cammino quel tanto che basta per allontanare i pensieri. Altre volte mi siedo sul bordo di una fontana. Mi fermo e aspetto che mi raggiunga qualche ricordo. Nel frattempo scrivo qualcosa. Stanotte invidio il rumore di certi silenzi. Invidio la trasparenza dell’acqua. Invidio le piante che raggiungono il tetto di alcuni edifici. Quelli a Trastevere. Invidio le ali scolpite degli angeli di Ponte Vittorio. Invidio quella luce che arriva al mattino attraverso gli scuri della mia stanza. Invidio le lettere dell’alfabeto. I numeri romani. Le frasi d’amore non ancora inventate. Invidio la meccanica perfetta dei muscoli involontari. Ma anche la filosofia spicciola dei muscoli preterintenzionali. Invidio tutti i nomi che iniziano con una consonante minuscola. Invidio le carezze che partono dalla testa per andare a morire sul collo. Lentamente. Come certi animali vecchi e stanchi. E invidio la fisica dei sospiri.
Dentro tutti questi pensieri potrei edificare un grattacielo. Ma non si può salire e scendere da queste immagini come fossero scale. E per l’ascensore non so. Forse avrei bisogno di un progetto a parte.

  

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