Vatti a fidare dei gabbiani 

Oggi evito di farmi la barba. Forse per pigrizia. Forse perché è il modo più veloce che conosco per dimagrire un po’. Stamattina la caffeina nelle cialde sembra avere la consistenza di un allegro fantasma. Di notte ho camminato. Ho arrancato pagine del mio prossimo libro. Ho giocato con l’altalena dei respiri. Ho legato pensieri e concetti uno all’altro. Senza torturarli troppo. Poi è cominciato a piovere.
Non scappo dalle cose che ho paura succedano, questo no. Ma nemmeno gli corro incontro gridando come si fa con l’orso. Piuttosto attendo. Rifletto. Spero. Cerco di capire se esiste ancora la possibilità di coniugare altri verbi. Cose come ascoltare, osservare, cogliere, notare, capire, sorridere. Non che ci sia tutto questo spazio nella mia testa. Solo qualche attimo stipato qua e là. Un desiderio a cui dare un nome. Un nome che poi si appoggia alla lingua. Mentre le labbra gli si articolano intorno e il respiro si concentra sulle tre sillabe da scandire. Quelle che lo compongono. Esiste una fessura nella mia mente dalla quale entra sempre un po’ di luce. E quando questo succede le parole tentennano un attimo. Sperano forse di avere ancora una possibilità di rientrare. Questo è il momento in cui un uomo dovrebbe avere paura. Paura di dire. Paura di fare. Anche di pensare. Ma alla fine la paura passa. E allora? Allora io scrivo. Scrivo e i pensieri prendono forma. Il tempo li prende per mano. È così che le frasi se ne vanno in giro. E io posso soltanto guardarle inebetito. Come adesso. Non mi schiero mai contro il tempo. È una battaglia persa.
Tu eri il posto migliore da dove godersi la vita. Il mio significato. Quel qualcosa che dava un senso anche alle parole più banali. Eri la mia platea. È un ossimoro. Avere così tanto tempo. E così pochi attimi. Quindi? Quindi niente. Distrattamente vado. Inconsciamente torno. Poi riparto. Scappo. Alla fine resto. Come un dilettante Melville alla ricerca di un cuore che somiglia sempre di più alla sua balena bianca. Sento che dovrei bere dell’acqua. Mi concederò invece una coca zero. Che fa male, ma con trasparente sincerità. Le luci del vicolo sono ancora tutte accese. E i gabbiani dicono che oggi non pioverà. Nemmeno un po’. Vatti a fidare dei gabbiani.

  

2 Risposte to “Vatti a fidare dei gabbiani ”

  1. fede63 Says:

    per carità, non dimagrire, a vedere dalla foto stai bene così. Buona giornata

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