La porta aperta

La prima sveglia fallisce miseramente. La seconda invece arriva impietosa. È una scossa che percuote. Che fa bene il suo dovere. Fuori è un mattino al neon. Via dei Coronari è spenta come tutto qui intorno. Finestre chiuse. Strade deserte. Gabbiani stanchi. Nuvole sdraiate sugli spigoli di Roma. Immagini e pensieri. Vorrei imparare a mettere finalmente le parole al posto giusto. E non importa che “il posto giusto” poi non sia l’unico sensato, o l’unico possibile. E nemmeno che sia l’unico sincero. Stamattina è come se la vita mi entrasse dagli occhi. Precipitasse nel cuore e ritornasse fuori scrittura. Vorrei non doverlo più pensare. Vorrei avere le persone a cui voglio bene sempre vicino. Senza essere costretto a portarle nel cuore a distanza. Correndo verso mete difficili da raggiungere, oppure fuggendo da qualcosa. C’è stato un tempo in cui alla fuga attribuivo una certa vigliaccheria di fondo. Adesso non più. Perché mi sono reso conto che in certi momenti fuggire diventa la mossa migliore. E c’è sempre una porta aperta dentro me quando fuggire si trasforma nell’unica via possibile.

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