Ma se per caso…

Stamattina uno spiraglio di luce monocolore storce la bocca al buio. Si prende gioco di ogni mio tentativo di chiudere gli occhi. Dormire, o non dormire. Un pragmatico Amleto mi griderebbe di chiuderla quella tenda. Invece ho poggiato il cellulare sul comodino. E l’indolenza in un bicchiere. Sta lì come una vecchia dentiera. Gocciolerà fino a domani. Ma sì, alla fine ho ancora voglia di scrivere. Di fermarmi e salvare un po’ questa giornata. Immortalare qualche parola per non dimenticare. Che poi non è per quello che si tiene un diario? Per rileggere le incisioni della memoria. Per farsi ricordare. Per riemergere e trasferirsi dalla propria testa, nella testa altrui.
Ieri ho comprato delle rose. Poi ho guidato lungo un’autostrada. Evitando autovelox e accarezzando il fascino degli autogrill. Ho acquistato gasolio. Mangiato un camogli e bevuto coca zero. Intanto mi sono passate nell’anticamera del cervello vecchie storie. Una volta una persona mi disse che è proprio quando non hai soldi che bisogna spenderli. Non ho mai smesso di pensarci. Sarà vero? Sembra una di quelle frasi che fanno crescere le ali nere, la coda e altre piccole cose che di solito non hai. In auto poi ascoltavo Vasco e pensavo a quanto ci sarebbe da salvare. Le cose fatte bene. I bei momenti. Come quella notte a guardare Fantozzi sul tetto di un hotel. Ho anche notato che presto lo ripropongono al cinema. Non credo che me lo perderò.
Salverei anche la patata tartufata di Massimo. Le sue verticali di vino rosso. Salverei quel primo tentativo di condurre gli sci. Lo scivolone sullo skilift. La pasta al pesto alle quattro del mattino. Le passeggiate all’Eur. La grande bellezza. Una cena al ristorante francese. Il tono di certi discorsi. Il sushi. Romeo. I carciofi alla romana. Il pesce finto. Salverei la pioggia in via di Montevecchio. Il brusio dei Banchi Vecchi. Il musicista a piazza Navona. Le castagne. Il rumore dell’acqua sugli scogli. La collana di Tiffany. Certi sguardi. E tanti, tantissimi silenzi. Quelli che sembravano fatti apposta per lasciare fuori il mondo. Per imparare a non sentirlo più. Ecco, devo ricordarmele queste cose. Ma se per caso finissi per dimenticarle. Tornerò a rileggerle qui.

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