Quelle al singolare

Ho una devastante voglia d’inverno. Di temperature che scendono. Di vento forte. Di cose immerse nel ghiaccio e nella neve. Voglia di piccole sfide. Resistere al freddo. Evitare di cadere sciando, o scendendo le scale. Voglia di affrontare le piccole difficoltà con il senso dell’umorismo. Per poi passare a quelle più grandi, cercando di mantenere la stessa ironia.
Lui è ancora dentro. Io aspetto fuori. Mangio dei Ritz. Sbuccio qualche arachide. Lascio cadere i gusci in terra. Bevo una birra. Ascolto musica dei Queen. Intanto il nero del cielo tossisce l’apocalisse. Ma non piove. Non ancora. C’è un matrimonio nella chiesa di fronte. Da qualche parte qualcuno è felice. Esistono parole che scrivo e che tengo per me. Non tutto arriva su questo blog. Esiste anche un posto dove non può giungere nessuno. Un luogo in cui mi sento riparato. Un universo dove scrivere mi basta a sparire. A disintegrare non solo i morsi allo stomaco, ma anche tutti gli avvertimenti del destino. Tutte le mie disattenzioni. Tutte le parole di questo mondo. Soprattutto quelle al singolare.

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