Dove finiscono i palloncini

La notte mi corre incontro. Sembra un’amica che non vedo da chissà quanto tempo. Una di quelle che possono passare anche anni senza vedersi, ma che ti vogliono bene come se ci vivessi insieme. Mi gira la testa. Mi si chiudono gli occhi. Tanti pensieri fanno la fila e pochi riescono a sedersi ai posti migliori. Senza biglietto. Senza sapere nemmeno il titolo del film. Mi lavo i denti. Scrivo qualcosa. Inseguo cedimenti. Mi abbandono a una felice caccia al tesoro, piena di indizi e ricordi. Mezza luna è sparita. L’altra mezza c’è ancora. Mi guarda. E io sono sempre lo stesso di questi giorni.

“Ti ricordi di me? Mi vuoi fotografare? Sorrido?”
Ho ancora un messaggio a cui rispondere. Una canzone da ascoltare. Un segnale di luce da sparare nel cielo che faccia invidia ai supereroi dei fumetti. Vorrei essere breve, ma breve non è il mio modo di scrivere. Breve non mi rappresenta. Breve lascia sempre qualcosa da dire. E ho ancora tante cose da fare. Ho la crema da spalmare sulla cicatrice. Quella che ogni notte dimentico. L’acqua da mettere in frigo. Il cuore da riporre nella sua custodia di pelle e sentimenti.

Osservo la foto di un bacio. Di un sorriso. Di un pensiero. Mi perdo in un volto di donna ed è passata un’altra ora. Questi pensieri non erano poi tanto piccoli. Ricordo quello che ho fatto. Ripenso a ciò che sto per fare e a tutto quello che non avrei mai pensato di poter fare. Che mai avrei voluto. Poi metto questa notte in salvo. Al sicuro dai postumi della dimenticanza, della stupidità e della mediocrità. La spengo come fosse una sigaretta. Ho ancora il pacchetto da dieci comprato a giugno. Dura più di quanto io riesca a rendermi conto. Più delle cose che vorrei durassero e invece finiscono.

La cose che scrivo vanno così. Sembrano sprecate, ma alla fine, qualcosa mi resta. Un tempo facevo fatica e non salvavo mai niente. Neanche un sorriso. Oggi però ho voglia di scrivere. Le parole sono una medicina per l’anima, anche quelle scontate. La notte porta consiglio. Il mattino ha l’oro in bocca. Non ci sono più le mezze stagioni. Forse sono in quel posto dove finiscono i calzini spaiati e vanno a morire i palloncini. Quelli sfuggiti di mano. Quelli lasciati andare. E mi domando il perché io stia ancora qui e te lo stia scrivendo.

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