Pensieri biodegradabili

Quando scrivo assegno significati. Nei miei paesaggi reali o inventati si nascondono sempre domande, risposte e una qualche forma di spiegazione dell’esistenza.

Quando scrivo di universi paralleli è perché sto cercando qualcosa in un posto che non è più la realtà. Quella realtà alla fine di ogni storia, quando sogneresti un lieto fine o una qualche morale accettabile, finisce semplicemente che ti sbrana.

Non esiste un universo parallelo che duri per sempre, perché niente dura per sempre, soprattutto noi. E per quanto mi riguarda, l’unico risultato assolutamente prezioso di tutta una vita è far durare le cose belle il più possibile. Senza aspettarsi niente.

La fine è un epilogo necessario. Ecco, quando scrivo della realtà provo a immaginare tutte le cose che mi aspettano alla fine. Anche quelle che attraverso semplicemente e non so immaginare con chiarezza. Quelle che subisco.

Questa mattina passeggio per le strade del centro di Roma palpeggiando pensieri. Sento sulla testa l’occhio attento dei gabbiani e il rumore del loro moto perpetuo. I raggi di sole mi accarezzano il viso. Brucianti. Inequivocabili. Arriva male odore dai sacchi delle immondizie agli angoli della strada. È l’urbano squallore di una città che lotta contro l’imperizia dell’uomo e l’ineluttabilità del tutto.

Certo, la grande bellezza. Ma queste cose Sorrentino si è guardato bene dal raccontarle.
C’è un foglio di giornale di fronte alla chiesa. Qualcuno ha dormito sulla pagina sportiva di lunedì scorso. Ci sono bottiglie di plastica vuote, fazzoletti sporchi, cicche schiacciate, sputi, lattine di tonno aperte e una stridente provvisorietá.

C’è una busta di plastica impigliata in un ramo. È un albero vecchio, di un verde che sembra arancione incolore. Lascio scivolare nella tasche il mio iPhone e raccolgo da terra quello che posso. “Quello che posso” in fondo è ciò che so fare meglio, anche se a volte non basta a scrivere il lieto fine. Non è mai bastato a correggere i miei errori, a far star bene le persone che amo o a migliorare di molto la percezione delle cose che scrivo.

Guardo in alto. C’è una finestra aperta in via dei Coronari. Lei sta guardando i tetti di Roma. I lunghi capelli neri intercettano i raggi di luce obliqui. Certo, la grande bellezza. Faccio due passi indietro trascinando i piedi, senza alzare la polvere e i ricordi. Con religioso rispetto. Evitando di essere banale nei movimenti e scrivendo pensieri biodegradabili.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: