Guardali

Oggi il mattino ha gli stessi colori di ieri sera. Nella mia testa le geometrie confondono le dimensioni dei vecchi sentimenti. Emozioni vissute e sognate in silenzio. Sussurrate con un filo di voce. Universi paralleli disegnati con il righello in mano e gli occhi puntati sul soffitto. Pensieri che non sembrerebbero mai avere un senso e invece raccontano un sacco di cose.

C’è un silenzio assordante nell’aria. Parla al posto mio e mi giustifica, perché il mattino ha l’oro in bocca. Perché in fondo il silenzio è d’oro. Perché alla fine c’è qualcuno che lo ha già scritto e non me la sentivo di dargli torto.
Forse dovrei decidermi a comprare delle tende. Togliere queste maioliche e stendere del parquet.

La finestra proietta l’ombra di un gabbiano immobile sul tetto e riflessi di luce arancione sulle pareti. Se fossi esistita davvero oggi ti avrei parlato di un sacco di cose. Sorridendo, respirando, ricordando. Vivendo insomma. E tu mi avresti anche ascoltato. Seduta con le gambe incrociate, accarezzando una catenina d’argento con le dita, all’altezza del cuore. Con lo sguardo distrattamente attento di chi vorrebbe rispondere, ma si perde le parole per strada.

Sono le otto e mezza di un mercoledì di giugno e il tempo sembra incerto. Forse è rimasto qualcosa da bere in cucina. Qualcosa che mi faccia passare la voglia. In fondo è quasi ora di colazione e non ho ancora imparato a mentire. C’è un succo di mela nel frigo. Lo bevo a piccoli sorsi direttamente dalla bottiglia. Mi avvicino alla tv. Gioco con il telecomando. C’è il mare alla televisione.

Intanto l’ombra del gabbiano sul tetto apre le ali, poi le richiude e all’improvviso vola via. Mi stendo sul divano e allungo le gambe oltre il bracciolo. Vorrei rilassarmi invece cambio canale. Solite cose, solite notizie. Da quando ho smarrito il cuore ho dovuto imparare a guardare e ho smesso di sognare. Pazienza, mi dico, pazienza. Spengo la tv. Accendo lo stereo. Ascolto un po’ di musica. “Anima Fragile”. Prima del ritornello salto al brano successivo. Poi ad un altro e un altro ancora. La canzone che vorrei ascoltare Vasco non l’ha ancora scritta e io non so scrivere canzoni. Le so solo cantare sotto la doccia.

Sta arrivando un nuovo giorno e stavolta non è uno scherzo del correttore automatico. Sta davvero arrivando. E mi sorprenderà qui, ancora una volta, sdraiato, confuso, eccitato e seminudo. Mentre certi pensieri si fanno largo, in assetto antisommossa, tra queste pagine bianche ancora tutte da scrivere e una realtà fatta di parole che non riesco a inventare.

“Guardali. Non sono bellissimi? Sono tutti i miei audaci tentativi di dimenticarti.”

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