Vizio capitale

Roma di notte è bella da togliere il fiato. Quando l’aria rinfresca un po’. Quando c’è la luna, ma basterebbero anche le luci dei lampioni a colorare i prepotenti dettagli di una città eterna. Quando scompaiono le code dei turisti con le loro improbabili magliette, le loro costosissime mezze d’acqua minerale, i capienti zaini da esploratore, le videocamere vintage e quelle facce finte davanti ai cellulari di ogni marca e modello. Pronti a regalare paresi facciali e sfondi da cartolina ai social network.

Roma ha un cuore pulsante che si nasconde nei vicoli. Nelle centinaia di chiese e fontane. Nelle botteghe aperte fino a tardi. Nelle meravigliose trattorie e negli scorci nascosti di vita vissuta. Tutti luoghi dove perdersi. Dove andare a raccogliersi, a cercarsi e ritrovarsi. Angeli e demoni da cui farsi prima incantare e poi dominare.

Roma è la grande bellezza che nasconde un’anima da piccolo paese sperduto. Trastevere. Testaccio. Campo de Fiori. Le piazzette incastrate tra i vecchi palazzi barocchi del centro. Facciate neoclassiche e sculture antiche e moderne che si susseguono senza tregua, imponenti e prive di alcuna soluzione di continuità.

Anche la fontana più piccola e insignificante regala cerchi concentrici e leggende da raccontare. È la magia delle luci di una città, satura di storia, che la notte si veste d’incanto.
Seduto sul bordo di una grande vasca. Guardo e ascolto Roma ipnotizzato dal rumore dell’acqua e dal silenzio di idee che fa da anticamera ai grandi pensieri, alle speranze e ai sogni più belli.

Sono le quattro. Non passa nessuno a quest’ora. Questa è l’ora della solitudine. Quella solitudine che ti culla e rimprovera come una mamma premurosa. Con educazione, quasi che ti stesse chiedendo scusa per il disturbo. Quella solitudine in cui ricercare il senso di una presenza, la giustificazione di un’assenza. Una distanza perduta e da ristabilire per tornare a guardare meglio le cose. Da lontano.

Roma è un universo di vita nitido e tollerabile, pronto a innamorarsi perfino di te. Quando resti solo sulla sua scena. Quando non c’è nessun amico con cui confidarsi che non sia il tempo. Quando le parole che pensi e scrivi ti restano addosso e ti consegnano ai sogni, o alla dannazione. All’abbraccio di un qualche angelo, o al sorriso seducente di quel demone che ti segue da sempre nascosto nell’ombra.

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