Il fisico e lo scrittore

Il colmo per un sedicente scrittore è trovarsi al ristorante giapponese con un fisico a parlare di antimateria e fasci di neutrini. Particelle che possono essere sparate da un ristorante a Bergamo, attraversare le alpi e arrivare precise in una brasserie a Parigi.

A cosa serve tutto questo? Forse a niente. Quando niente equivale a risolvere problemi che non so nemmeno immaginare.

Però ho fame. Ordino qualcosa. Sorrido. Vorrei parlare e lanciare gli edamame, invece mi limito ad ascoltare e a contemplare la bellezza di certe parole.

Lei mi vede perplesso. Allora versa dell’acqua e mi mostra il bicchiere. “Se in questo bicchiere di minerale metti del vino rosso, esiste una seppur minima probabilità che il miscelamento casuale porti il vino a essere completamente separato dall’acqua.” Io rido. “E’ vero”, mi dice. “Non succede mai, ma potrebbe succedere.”

Quando me lo ripete per la seconda volta penso all’incantevole fascino della cosa. Perché ovviamente non immagino il vino e l’acqua separati in orizzontale. Li penso in verticale, in diagonale, scalettati, quadrettati, sfumati. Ma non ce la faccio a trattenermi.

Scoppio a ridere. Le dico che con la sfortuna di questo periodo la mia miscela potrebbe addirittura esplodere. Poi sorseggio del vino. Lei sorride di rimando. Intanto continua a parlare e il discorso assume sfumature irreali dai significati quasi inarrivabili.

Nella testa i neutrini cedono il posto a istantanee del mio passato. Le strade del centro di Roma. La statua di Pasquino. Le luci giallastre dei lampioni. Tutto questo mi ricorda una poesia di Ennio Flaiano. Un brano che inizia con queste parole: “C’è un limite al dolore…”, e termina con altri bellissimi versi, che colorano di silenzio i miei pensieri: “Il gioco è questo. Cercare nel buio qualcosa che non c’è, e trovarlo”.

A un tratto vengo assalito dal ragionevole dubbio che un qualcosa nel buio ci fosse davvero. E mi dispiace di non essere riuscito a trovarlo.
Mi dispiace e mi fa anche rabbia. Una rabbia mortificante come la stupidità umana. Come quella sciocca presunzione di sapere tutto che precede la curiosità di conoscere la verità.

Ieri sera il fisico descriveva un mondo diverso, parlava di scienza, assaggiava sashimi e ordinava dei roll al sapore di tonno. Seduto li davanti c’era anche uno scrittore. Da qualche parte disperso nel riso, insieme ai neutrini, ai suoi pensieri e alla meravigliosa filosofia di tutte quelle parole.

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