Smettere

A tutti i viaggi che avrei potuto fare. Alle cose mi sarei divertito a cucinare. Ai bronci che avrei improvvisato solo per chiedere scusa. Agli universi di quegli sguardi in cui mi sarei potuto perdere. Alle sorprese che mi sarei potuto inventare. A tutti quei luoghi e alle persone che avrebbero potuto arredare la mia storia.

Pensavo a questo stamattina mentre improvvisavo uno scatto bruciante per non perdere il solito treno.
Alle parole sussurate e alle pagine bianche che non sempre comunicano quello che dovrebbero. Alla voglia che ho di scrivermi addosso. Al caffè che ho dimenticato di pagare stamattina e alla faccia che farà il Padre Eterno quando me lo rinfaccerà negandomi il paradiso.

Vuoi domandarmi cose?
Sì, ho ancora il vizio di spostare il peso su una gamba e tenere l’altra in punta di piedi e sì, mi accarezzo il mento quando non capisco. Dormo sempre con i boxer e una t-shirt. Si, vado a Vegas per non pensare.
No, non ho mai riso di te.
No, non c’era nessuno stanotte.
Ho smesso di mentirmi. E “smettere” è comunque un bel verbo per “iniziare” una giornata con ironia.

Mi piacerebbe smettere di non farmi la barba. Smettere di svegliarmi in piena notte per guardare l’ora. Smettere di sognarmi a pranzo una scodella di amatriciana. Smettere di contare sulla punta delle dita di una mano le persone che ti invitano a bere una birretta solo per sapere come stai. Smettere di scrivere senza preoccuparmi di come apparirò dopo averlo fatto.

Siamo alla fine di maggio e c’è qualcosa che vorrei ancora dirti. Che le foglie cadono lontano quando soffia il vento. Che non si sente il rumore del mare nelle conchiglie. Che la vita è tutto quello che gli occhi vedono e le illusioni tutto ciò che si rifiutano di vedere. E non è solo una questione di luce e prospettive, ma anche di volontà.

Mi piacerebbe una relazione leggera. Qualcosa che non mi metta più alla prova. Un antidoto ai sentimenti forti, alla scienza esatta, a quel cerchio alla testa che non si chiude e a tutte le devastazioni create dalle aspettative di un qualcosa che non arriva mai.

In fondo non siamo altro che una notte stellata, un prato di girasoli, un campo di grano da attraversare camminando nel mezzo in pieno giorno, con lo sguardo sognante e il palmo delle mani rivolto all’ingiù.
Ecco. Vorrei solo concentrarmi su questo smettendo di farlo in modo distratto.

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