Emisferi

Ho letto i messaggi senza rispondere a nessuno. Ho cambiato la foto del profilo su whatsapp. Ho eliminato Telegram. Ho disattivato le notifiche di Instagram. Ho dimenticato la password di Twitter. Non ho ricevuto complimenti, nè cioccolatini, nè fiori. Ho cancellato due pagine della mia vita e tre capitoli del mio libro.
Vado al contrario. Due passi avanti, uno di lato, tre indietro. Hop! Nemmeno giocando a campana con il me stesso di 35 anni fa riuscirei a fare di meglio.

Stamattina vago su Facebook come un entità dei film di Joe Dante. Appaio. Scompaio. Qualcuno forse mi guarda, ma nessuno che capisca davvero chi o che cosa io sia veramente. Potrei finalmente decidermi ad avere una vita tutta mia, senza condividerla con nessuno. Arredare il mio tempo libero rivalutando quel ruolo di amante tanto caro alle collezioni di Harmony. Oppure potrei violentare uno di quei divani con la penisola, drogarmi di nutella e fiction in tv, o chiudermi in un guscio in terrazza ad ascoltare qualche vecchia canzone dei Cure.

C’è di peggio, ma c’è anche di meglio. Dipende dall’umore e dal modo di guardare le cose. Difficile rimanere in equilibrio tra “essenza” e “apparenza”. “Utile” e “dilettevole”. “Reale” o “virtuale”. Di norma si finisce sempre con il cadere da una parte, o scivolare nell’altra. Allora meglio chiudere gli occhi e affidare i desideri al sonno.

Una volta avevo un blog, si chiamava “emisferi”. L’unica cosa interessante di quel sito erano le foto e il sottotitolo, “le cose accadono”. Già. Le cose accadono anche ora, mentre il mondo nel finestrino scivola all’indietro e il passeggero alla mia destra russa con disarmante disinvoltura. Alla fine di quella frase stava bene anche un punto interrogativo. Le cose accadono? E soprattutto quando, come, a chi e perché?

Sono fatto così. Magari mi piacciono da morire le domande. E non sono del tutto certo sia per colpa delle risposte. C’è vita nell’universo? C’è vita dopo la morte? E se i globuli rossi sapessero parlare mi direbbero qualcosa che non so sul livello del mio colesterolo nel sangue?

Io non sono come vorrei essere davanti alle cose che accadono. E forse non mi piace nemmeno quello che vedo accadere. Mi condivido spesso sui social network. Poi mi osservo e non mi capisco. Per questo la mattina scrivo cercando un istante tutto mio. La fantasia è l’unico posto dove non mi piace avere nessuno intorno.

C’è una specie di lato oscuro dentro di me, un luogo dove qualcosa si è rotto e il buonsenso non funziona più. Una cella dove si agitano le illusioni, le storie mai nate, oppure nate, finite o distrutte.

Una volta ho creduto che potesse essere anche per te la stessa cosa. E ho avuto l’ingiustificabile presunzione che ci si potesse riparare reciprocamente. Ho creduto di essere io la persona in grado di aggiustare le tue parti più danneggiate e che tu avresti potuto fare lo stesso con me, saldando tutti i miei frammenti con un sorriso. Sbagliavo.

Ed ora eccomi qui, a incidere parole su un blog. Sono io. L’uomo che scrive cose che non sa comprendere. Che scrive senza dire. Che dice senza fare. E quando decide di fare ogni tanto sbaglia come tutti gli altri.
Dovrò imparare a nascondermi meglio, perché gli errori mi vengono a cercare e alla fine mi trovano sempre.

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