Da riviverlo ancora

Il tempo passa e lo sento quasi irridere il mio senso estetico. Stamattina perdo il controllo di ogni dettaglio. Delle rughe sempre più visibili intorno agli occhi, dei movimenti del cielo e delle prospettive impossibili. Quelle che non vedi quando sei a contatto con la parte silenziosa delle cose. Troppa luce, in questo bagno. A volte la luce ha una grazia impietosa.

Non ho la cultura sufficiente per capire come funzionano in fisica tempo e luce. Non ce l’ho io. Non ce l’avevano Leonardo, Beethoven e nemmeno Eduard Munch. Per dirne tre a caso.
Chissà che cosa sarebbe cambiato nelle loro opere se davvero avessero avuto nozioni di fisica quantistica.
Scrivere, dipingere, comporre è un po’ come creare mondi e i mondi migliori sono quelli che rendono altri mondi possibili.

Ieri ho rivisto Interstellar con mia madre. Un capolavoro di film. Alla fine tra sguardi spiazzati e spiazzanti, emozionata e smossa mi ha detto: “Davvero bello, ma io non l’ho capito! Hai fame? Ti preparo qualcosa?”
L’ho guardata. Poi mi sono avvicinato e l’ho abbracciata forte. Senza un apparente motivo.

Magari non c’è bisogno di capirle per vedere la bellezza delle cose. Forse qui ho sempre sbagliato. Ostinandomi a cercare e assegnare sempre un significato.
Non riesco a non pensarci. Oltre due ore di proiezione, 5 secondi di domande e si è accesa una luce su tutto il decennio successivo. Da non credere. Da non capire. Da riviverlo più volte ancora.

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