Sono ancora qui

Il mio amico ha ordinato un cappuccino e addenta una ciambella. Mi indica una persona in calzoncini che passa correndo e ironizza sul fatto che mantenere il peso sta diventando davvero difficile. Figuriamoci perderlo, penso io. Per me solo spremuta e caffè. Grazie.

Mi parla di tante cose. È un concentrato di simpatia e voglia di vivere. Alle mie spalle si siede una ragazza con i capelli lunghi accompagnata da un signore di mezza età. Lei somiglia a una donna che su di me ha avuto in passato un potere bloccante e il pensiero mi paralizza ancora adesso.

Mi viene in mente che potrei creare un’applicazione iphone per persone che hanno voglia di non incontrarsi più. Il mio amico sorride e dice che potrebbe funzionare. Immaginare tutta questa gente insoddisfatta che interagisce in modo casuale, disperato e urgente. Che si cerca ma non si vuole mai davvero. Che si complica la vita per non avere una vita a cui non pensare.

Un click sullo schermo di uno smartphone per cancellare ogni interazione sociale. Ogni riferimento. Tutto scompare e ci si perde ancora nella propria esistenza senza sprecare tempo. Sarebbe un mondo migliore forse, solo un po’ più pragmatico e reale.

Il mio amico mi guarda e cerca nei miei occhi le incertezze che sento dentro. Quando la mia ironia diventa sarcasmo dietro c’è sempre una storia che non voglio raccontare. Spero che non la trovi. Non mi va di parlare di me e dei miei errori. Non stamattina almeno. È una bella giornata e io adoro questo bar.

Intanto ha finito la ciambella. Ora dice che trova questa applicazione poco poetica. Io lo ascolto, intanto mi guardo intorno. Le persone siedono ai tavoli interpretando vite. Consulenti. Impiegati. Pensionati. C’è chi è qui per lavoro, ma anche tante coppie clandestine. Più o meno tutti con un cellulare in mano.

In fondo non siamo altro che naufraghi. Navighiamo attraverso la vita e la rete cercando una qualche terra ferma nelle relazioni nuove, nel lavoro, nelle emozioni rapide e brucianti. Le emozioni forti sembrano l’unico approdo di certe solitudini. È un declino lento e spietato dei sentimenti. Della mia idea di amore. Uno schiaffo sul viso per sentirsi vivi.

In fondo cerchiamo solo qualcuno che ci ammiri, che ci desideri, che ci osservi e che ci restituisca almeno in parte le nostre attenzioni. Assuefatti all’apparenza. Vincolati al surrogato di una felicità virtuale. Confiniamo ogni definizione di amore in un’isoletta virtuale e irraggiungibile.
Questi adolescenti invecchiati siamo noi. È un’istantanea del nostro tempo. Non abbiamo alcuna applicazione nel cellulare, ma ne collezioniamo moltissime nella mente.

La bouganvillea di Palombini è cresciuta tantissimo. I prati dell’eur stamattina sono di un verde vivo che si accende alla luce del sole. Lo stesso sole che mi tiene in ostaggio, ancorato a questo tavolo di fronte alla mia spremuta e ai discorsi del mio amico. Sento un istante di luce. L’amore ha i suoi tempi, i suoi silenzi, le sue crudeltà e la sua purezza. L’amore non è altro che un cuore a rischio d’infarto.

Non penso più niente. Bevo la mia spremuta. Il mio cuore batte forte per una donna incantevole eppure sono ancora vivo. Sono sempre qui.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: