Domani è un altro giorno

Stanotte vorrei che fossi qui. A sciogliere le mie timidezze. A scegliere i miei sorrisi migliori. Lo so, certe volte sono un disastro con le frasi a effetto. Ma stanotte vorrei scegliessi me e il profumo dei miei pensieri. Dei miei desideri più intimi.

Che scegliessi il rumore ovattato dei battiti del mio cuore. Le mie insicurezze e le mie mani. Quelle che sanno sempre dove fermarsi e che cosa accarezzare. E i miei occhi, capaci di guardare ovunque senza mai perdersi il bello che sei.

Non ti ho mai scritto che sei perfetta. Certo, forse potresti esserlo per me, ma che cosa vuol dire “perfetta”. Che cosa importa “perfetta”.
Pigrotta. Pignola. Insicura. Dispettosa. A volte ti nascondi dietro le intransigenze di una persona fragile che vuole sembrare forte. Pronta sempre a difendersi e a mordere, anche quando non sarebbe necessario.
Ma c’è sempre una luce in ogni prospettiva del tuo sorriso. Anche nel sarcasmo più marcato, e questa cosa supera ogni tuo piccolo o grande difetto.

Insomma ho impiegato dei mesi, ma posso dire che per una buona parte io ti conosca e che per l’altra ti intuisca almeno un pochino.
Sei una prepotente supposizione, una somma di emozioni, ma anche una sottrazione di significati. Perché quando non ci sei, il mio universo si trasforma in un posto in disordine. Eppure poi basta un soffio del tuo sguardo per rimettere tutto a posto.

Sei la punteggiatura in ogni cosa che scrivo. E non puoi mancare, perché senza te ogni parola, ogni pensiero, si allungano all’infinito. E ogni attimo della mia vita perde il suo significato originale.

Forse ho capito a cosa serve la notte. A dormire certo, ma anche a ritrovare un senso. A percepire quale sia la strada da prendere perché di giorno vai avanti pensando, girando, accelerando, sbandando, imboccando vicoli a caso e strade che non portano da nessuna parte.

È un continuo cercare di perdersi per ritrovarsi. È il fascino della voglia di ricominciare sempre e tutto daccapo.
Ma il contachilometri avanza e non c’é un modo di fermarlo senza fermarsi anche noi.
Ma chi ci pensa. Chi lo guarda mai un contachilometri. Io al massimo mi soffermo sulla spia della riserva sempre accesa.

Ci sono notti in cui torno a casa da una serata con gli amici, da una parentesi galante o una passeggiata da solo e vedo la mia esistenza scorrere lenta. Allora prendo il mio iphone e mi metto a scrivere. Forse scrivere è l’unico modo che conosco per ripulirmi la coscienza. Così, all’improvviso è come se sapessi esattamente di cosa abbia bisogno e in quei momenti mi faccio paura.

Divento lucido e razionale.
Vedo distintamente l’orizzonte e il sottile confine che separa ciò che è giusto, da ciò che invece non lo è.
Come Goffredo. Il personaggio del mio libro. Un professore perfetto che della vita ha già tutte le risposte pronte e che si impegna di trasmetterle agli altri.

Mi piace pensare che ogni tanto i tuoi silenzi s’incrociano con i miei. Come per esempio adesso che forse mi stai leggendo.
Mi viene in mente quel famosissimo film di Victor Fleming dove lei è ferma a guardare la notte e lui si chiede se ha fatto bene a lasciarla andare.

A volte mi chiedo dove finiscano questi pensieri.
Siamo i nostri paradossi in fondo.
Amiamo la pioggia, ma abbiamo paura di bagnarci. Ci piace il sole, ma temiamo di scottarci. Cerchiamo quella nebbia in grado di nascondere i nostri difetti, ma poi la fuggiamo per il timore di perderci all’interno di essa.

Vogliamo essere felici, però non sappiamo innamorarci. Spieghiamo le vele sempre nella direzione da cui non arriva il vento. E poi imprechiamo che non è il vento giusto.
Tendiamo la mano al buio solo per non farci trovare, quando basterebbe accendere un fiammifero e sussurrare “guardami, sono qui”.

Ci sono notti insonni che non hanno nè un’inizio, nè una fine. Durano fino al mattino e si confondono con il giorno che è bravo a mimetizzare tutto, anche i nostri ricordi.

Stamattina sono fermo a leggere e riascoltare le mie parole. La chiamano malinconia, ma forse è solo paura che non ci sia un domani migliore. “Ma in fondo. Domani è un altro giorno.”

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