Quando arriva l’alba

Qualcuno ha scritto che tutto quello che sei stato contribuisce a fare di te la persona che sei oggi.
È vero. L’ho scritto io.
E quando dico “tutto” intendo anche i difetti, gli errori e le scelte sbagliate.
Quello che non posso sapere è quanto, tutto questo sbagliare, mi abbia reso migliore o peggiore di quello che ero un tempo.

Stanotte la luna era una presenza poco luminosa sui resti di una nottata in disarmo.
Non ho mai sopportato le lunghe attese. Il tempo lasciato andare. Le parole che non dicono nulla e quel modo che hanno le persone di rapportarsi con me come se avessero sempre qualcosa di importante dire.
Allora più che di comunicazione bisognerebbe parlare di coerenza. Quella che ognuno di noi dovrebbe attribuire alle parole che scrive o che dice.

Non lo so. Proprio non lo so. Anche stasera ho l’impressione di scrivermi addosso e trovare la coerenza diventa uno sforzo assurdo anche per me.
Sono quello che cerca sempre di assegnare un senso alle cose, anche quando i pensieri non coincidono con il mio modo di vederle. Forse il miracolo della comunicazione non è dato da chi ti parla e da come ti parla, ma viene da chi ti ascolta e da come è in grado di farlo.

Vorrei davvero essere bravo ad ascoltarmi. Vorrei saper anche dire oltre che scrivere. Fuori è già Maggio e le ore sono le stesse di Aprile. Finisco spesso con il parlare del tempo quando non ho nulla di importante da raccontare. O forse scrivo di quello che vedo per non guardare negli occhi quello di cui ho paura.

La notte fa freddo. Il cane è cresciuto. L’olio di palma fa male. Adoro il tuo sorriso. Vorrei partire e buttare il cellulare. Ho quasi terminato il secondo libro. Ho ripreso la dieta. Ho voglia di mezze maniche alla norma. Sto uscendo da solo. Sto uscendo con degli amici. Sto uscendo con una ragazza.

Un giorno vorrei scrivere una storia dove le speranze non muoiono. Una di quelle in cui la luna illumina le notti a giorno.
Una storia in cui lei è seduta sulla riva e osserva il moto paziente delle onde. Il loro imperfetto andare e rivenire. Lui le siede accanto senza prenderle la mano. Le resta vicino in silenzio, delimitando lo spazio, costruendo pensieri, definendo un ambiente di totale reciprocità.

Una di quelle storie in cui loro si osservano e non si accorgono delle nuvole che stanno progressivamente coprendo tutto.
Ad un tratto è buio e si sente soltanto il rumore del mare. Ma quando arriva l’alba i due si stringono forte la mano.

Ecco, a volte penso a queste cose. E in quel momento mi sento migliore di ogni mia possibile versione del passato.

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