Quanto vale

Un vita degna di chiamarsi tale è un percorso carico di sogni. Una strada dove la serenità è talmente simbolica da sembrare didascalica. Un viaggio meravigliosamente presuntuoso attraverso l’incosciente certezza di raggiungere ogni obiettivo. Di appagare ogni desiderio. Di essere in un certo senso, felice.

Ma la parte migliore di questo viaggio, è il viaggio. L’assenza della paura che incontra il brivido di ogni fallimento possibile. L’adolescenza permanente di un qualcosa che annuncia una storia che sembra interminabile e ricca di emozioni, ma che invece come tutte le cose finisce. Niente è per sempre. In fondo non può esserlo nemmeno la vita.

Così di ogni esperienza, di ogni avventura e di ogni progetto, per quanto appagante, con gli anni che passano si tende a ricordare sempre meno. Con il tempo si dimenticano le brutte emozioni, più lentamente passano anche quelle belle, fin quando si scordano i volti e rimane solo la malinconia. Abbandonata come una vecchia auto all’angolo in un un garage incustodito. Dove nemmeno la direzione risponde più degli oggetti lasciati dentro.

Stamattina non scrivo con tristezza, ma con commovente consapevolezza. La forza attrattiva dei nostri desideri non è altro che il primo colpo di pala, ma poi sono i sogni a scavare le profondità dove seppellire le delusioni.

Un colpo dopo l’altro. Più giù, dove non c’è bisogno della brillantezza, dell’adrenalina, della fortuna e delle persone che ti indicano la strada da prendere.

La realtà che sogno vende poco e costa troppo. Non conviene nemmeno proporla a chi mi sta vicino. Non tutte le persone se la possono permettere e accettano che in fondo basta essere sereni per essere felici.

Colpa di alcuni particolari dell’adolescenza che rimangono a caratterizzare anche la nostra vita da adulti. Uno di questi è l’onnipotenza. Quell’illusoria certezza di poter vivere senza morire. Spendere senza guadagnare. Guadagnare senza faticare. Che saremo sempre giovani. Che saremo sempre sani. Che possiamo ottenere tutto. Che volere è potere. Che se vogliamo possiamo prendere un treno, un aereo e in qualche ora arrivare ovunque. Raggiungere tutti e tutto. Sempre.

E invece succede che un giorno esci per una escursione in montagna, prendi un aereo, attraversi la strada, fumi una sigaretta o bevi quel bicchiere di troppo e in due minuti non ci sei più. La nostra onnipotenza è un’ipnotica illusione per star bene. Per sentirci meglio delle persone che ci circondano.

Forse è proprio il crescente delirio di onnipotenza intorno a me che fa di me un uomo imperfetto e un sedicente scrittore. Non so quanto di tutto quello che scrivo sia solo un’astuta bugia a cui mi piace credere. Racconto me stesso in un blog, presumendo un interesse di qualcuno solo per il fatto che lo metta on line. Mi illudo che il mio punto di vista possa riguardare, incidere, rappresentare qualcosa per una persona importante che forse un giorno si troverà a passare di qua.

Passerà di qua? Non lo so. Il mio disordinato modo di pensarlo è un’ordinata illusione ricca di fantasia. Troppa roba. Troppe parole. Troppo baccano.

Quante volte mi sono chiesto quanto sarebbe meglio tacere. Confesso che scrivere è la cosa che mi rasserena più che ogni altra azione che compio nella mia giornata. Credo di conoscere il motivo delle cose che scrivo, ma in realtà non conosco il motivo di tutto quello che faccio. Guardare il significato delle mie storie e rapportarlo all’ambiguità di quello che faccio mi aiuta a pormi qualche domanda.

Un animale davanti a un bivio sceglie da che parte andare. Un uomo anche. Ma la scelta di un uomo è più complessa, perché nella sua testa albergano due profonde incertezze. Che le strade siano tutte e due giuste, oppure che siano entrambe sbagliate.

La somma dei passi indietro fatti nella mia vita basterebbe a coprire un percorso lunghissimo. E potrei anche decidermi a farlo questo conto. Saprei finalmente quanto viene, ma non saprei mai capire quanto vale.

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