Da qualche parte nel petto

Ho sempre creduto che niente potesse essere più produttivo della mente di un bambino in quanto a fantasia.
Ma ora non lo penso più. La fantasia è un mare dove ci si perde a tutte le età. Un universo parallelo creato per la necessità di restare soli o generato dalle conseguenze delle scelte di qualcun’altro.

Se ora mi chiedessero a cosa penso, risponderei “a niente”. E invece ho un sole con tutti i pianeti che mi collassano dentro.
Un oceano di parole e immagini.
Esistono momenti buoni solo per rimpiangere e non mi vergogno di farlo ed essere così umano. Istanti che me ne resto intrappolato in certe illusioni. Attimi dove penso che la vita sia una partita a scacchi. Un gioco dove la paura di perdere un pezzo supera quella di perderli tutti.

Dicono che col tempo passa. Allora forse sta già passando.
Lentamente. Colpa della punteggiatura lasciata a metà. Dei sentimenti scordati in cantina. Dell’orgoglio ancora attaccato ai lacci delle scarpe. Di un “ti voglio bene, ma non posso”, gridato con gli occhiali da sole appoggiati sopra la testa. Quasi a tenere insieme i pensieri.

Io sono le parole che scrivo, ma anche tutte quelle che non ho mai saputo dire. Le emozioni che ho vissuto intanto marciscono e se ne rimangono masticate, incastrate da qualche parte nel petto. Laddove il rumore del cuore non si sente di più.

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