lo starnuto

È vero. Ci sono mattine in cui perdo i miei superpoteri. Il fatto è che succede ogni giorno. Tutti i giorni. Così non posso mutare lo spazio. Non so come riavvolgere il tempo. Non mi vesto di foglie di fico. Non galleggio come un vecchio tronco e non volteggio come una foglia al vento. Non mi sazio di bacche e non guardo stupidi programmi alla tv. Anzi, non riesco proprio a guardarla la televisione. La accendo su un canale a caso e lei provvede a tenermi compagnia, intanto dormo. Poi al mattino la ritrovo lì. Distesa su un fianco. Sfinita. Confusa. Con l’entusiasmo sbiadito di una vergine caravaggesca e morente, che strizza l’occhio al cielo stellato che ogni tanto si affaccia alla finestra.
Colpa mia e dell’ultimo sogno che ho dimenticato nel cassetto.
I sogni sono come le camice in fondo. Vanno spiegati. Indossati. Provati. E non c’è sogno che stia bene a tutti, perché ogni desiderio ha la sua taglia e non si accettano resi.
Disordinatamente scrivo. Distrattamente sorrido.
Ma senza un opportuno sdoppiamento della personalità non si va da nessuna parte con la scrittura.
Ho provato a duplicarmi.
A riconsiderarmi. A trasportarmi da qui all’altro emisfero dello stesso universo, senza necessariamente cambiare storia, ma vivendone due contemporaneamente.
Nei limiti di quello che mi consente la scrittura.
Il punto è che anche il Caravaggio avrebbe avuto i suoi bei problemi a dipingere questa storia. Migliaia di istanti trascorsi a scrivere tra edificante gioia e irrecuperabile malinconia. Centinaia di pagine a cui affidare i pensieri più profondi.
Il mondo che ho creato nella mia testa non è certamente il mio universo, ma sento di aver maturato un qualche diritto di cittadinanza. Colpa del mio stare fermo tra le parole di sempre. In pericoloso equilibrio tra la consapevolezza di aver detto tutto e la speranza di avere ancora una bella storia da raccontare.
Stamattina va tutto bene. Credo. Continuo ad avere fiducia nella follia. In quel mio essere il poderoso starnuto da opporre a questa scontata, umanissima e assurda quotidianità.

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