Si torna a casa. Tu lo fai sonnecchiando sprofondata nella poltrona e io palpeggiando il mio iphone. Non posso fare a meno di pensare ed è il mio viaggio nel viaggio. Il mio modo di tenermi a debita distanza dalla quotidianità.
Intanto ti rigiri su te stessa.
Cambi posizione.
Cerchi con il capo e trovi la mia spalla.
Io ti guardo.
Sorrido.
Poggio la mia testa sulla tua.
E nella semplicità di un… istante apparentemente banale sono felice.
“Lo vuoi?”
Alla fine l’hai fatto.
Ti sei svegliata.
Ti guardo e sei bellissima.
Anche col viso stanco e i capelli spettinati.
Anche quando critichi il mio modo di essere.
Anche quando mi rimproveri o mi prendi teneramente in giro.
A volte ti trasformi in acqua alta e ogni tuo sorriso è una splendida mareggiata.
Sei tu.
E pensare che questa meraviglia l’ha fatta una sola onda. La chiamano anomala a causa della sua altezza. Anomalo lo dico di tutto ciò che attraverso la sua inconsuetudine mi svela qualcosa di qualcuno.
Scrivere per me è percorrere questa strada, quella di un’onda nella sua inarrestabile corsa verso la terra ferma.
Il resto è tutto cremine per la pelle, televisione, facebook, hamburger, coca zero, chiacchiere di statistica, calcio la domenica, malinconia di aperitivi e di risate eccessive, capricci di bambini, mogli stanche, lunghissimi viaggi, previsioni del tempo che dicono che forse domani pioverà o forse no.
Poi arriva l’onda.
Tag: Amore, Gianluca Marcucci

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