La durezza delle parole

Mi faccio troppe domande. Purtroppo sono quello che sono e non potrei assolutamente fare a meno di esserlo. Non riesco a cambiare il mio modo di considerare le cose. A volte guardo anche il mio modo di guardare. 

La mente umana è una prigione fatta di pareti nude. Di squallide serrature arrugginite. Un deposito provvisorio di ricordi e scheletri che non entrano più nell’armadio. Che stanno lì finché qualcuno non se li viene finalmente a prendere. 

Ciò che però la mia mente ignora è lo sguardo e non quello che vedono i miei occhi. Lo sguardo è qualcosa di naturale e silenzioso. E non ci siamo, anzi non mi sono mai abituato davvero alla natura e al silenzio. 

“La durezza delle parole”, la chiamavi così tu. La durezza delle parole che è come la durezza del corpo. Un pensiero bloccato. La fine di tutte le cose. Ancora preferisco portarmi dentro il dubbio che forse non sia così. Il dubbio è quanto di più sincero e vicino a quello che sento oggi. 
Ignoro dove tu sia. Ma la vita è vita e non so davvero cos’altro potrebbe mai essere. Inutile sorprendersi che ognuno abbia la sua.

Sono già sulla via del ritorno di quello che ho scritto e osservo il sole che gioca sul profilo di alcune parole. Mi sembrano ancora più belle. Ma non per questo più giuste.

È la vita che si muove e mi trasforma. È quel soffio di luce gonfio di futuro. Sono le nuove avventure che cominciano, le nuove sfide, le nuove idee, il repentino e frequente cambio di orizzonti. 

“La durezza delle parole”. Ho lo spietato sospetto che questa fede nella scrittura sia il mio vaccino contro quegli scheletri che mi porto dentro. Che sia il solo modo che conosca per trasformare in accettabile l’inaccettabile. Ma non posso condividere una fede così certa. Posso limitarmi a condividerne la speranza. 

Stamattina percorro lentamente le strade del ghetto e non so perché, ma guardo in alto. E non il cielo. Guardo il cornicione della scuola e poi il palazzo di fronte, quello più antico. Quello che rappresenta meglio la mia amata Roma. Ascolto con gli occhi le parole che scrivo e che conosco a memoria. Ma non è mai stato silenzio e ogni tanto lo ripete anche lo stomaco al cuore. 

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