Ponti a metà

Le mie storie. I miei progetti. Ad alcuni sono stato dietro, ma in verità non ci credevo molto. In altri “credevo di credere”, tanto per citare il tassista che mi ha riportato a casa. 

Ancora oggi, se mi osservassi da un punto un po’ al di fuori di me, più distante, probabilmente vedrei un uomo che non sempre ha saputo di preciso quello che voleva. 

Quel progetto per cui servivano troppi soldi. Quella relazione per cui non c’era abbastanza tolleranza. Quel viaggio per cui non avevo abbastanza tempo. Quell’abbraccio che qualcuno avrebbe voluto, ma che non c’era più il desiderio di dare. Tutti ponti a metà. Ma la vita non è lo stretto di Messina.

E quel blog in rete che doveva spiegare il mio modo di pensare? Ho iniziato dieci anni fa. Ci scrivo ancora, ma non sono la stessa persona di allora. E ci sono troppi fogli bianchi.  

A volte il lato più utile di un foglio dove hai già scritto qualcosa è il retro bianco. Non per correggere. Ma per scrivere di nuovo, senza necessariamente buttare via il passato.

Fotografie. Perché le ho tenute queste qui? Sono soltanto istanti. Forse ci tengo e basta. Mi emoziono quando le guardo. Claviere. Roma. I miei quaranta anni. Il lago di Como con mio padre. Mia figlia. Ci sono anche le foto di tutti i miei fallimenti. I successi. Tutti i miei viaggi. Le mie riscoperte. 

Un progetto potrebbe essere riviverli certi momenti. Ma non tutti. Tutti non si può. Tutti è davvero impossibile. Servirebbero duecento metri lineari di muro dove appenderli, uno per uno. Un desiderio poco proporzionato al mio effettivo concetto della realtà. 

In alcuni tratti la vita è karma, in altri una patologia. In effetti se penso a “La prigione dei ricordi” è diverso. E’ nato perché un giorno di aprile ho pensato che sarei morto presto e che avrei voluto lasciare a Nicoletta almeno una traccia di quello che il suo papà era bravo a fare. Scrivere. Tutto qui. 

Quando ho iniziato, l’idea di un libro era semplicemente un progetto senza futuro che poi ha trovato due gambe e ha camminato da solo. Quanto? Boh. Non mi sono mai fermato a misurare lo spazio.
 

Lo smaltimento degli spazi inutili e del tempo perso è un’operazione lunga. Tutti quei progetti falliti. Abbandonati. Oppure eseguiti con successo, ma ormai trascorsi e dimenticati. Nel sacco nero della mia quotidianità finiscono le cattive amicizie. Le irriconoscenze. Gli opportunismi. Ma non in grandi quantità per fortuna. Nella busta della plastica invece tutte le custodie che contenevano i momenti importanti. Una marea di roba ormai desueta e dimenticata. Ma soprattutto inutile. 

Penso che per la natura sia sempre un grande impegno smaltire ogni uomo con le sue storie. E questo è solo il punto di vista ironico di un sedicente scrittore, come citava “Mario Adinolfi”. Ma chi smaltirà le delusioni? Chi smaltisce le scortesie? Se in un enorme scatolone raccolgo le relazioni finite, quante saranno state le parole pronunciate a voce per costruirle? Chi smaltirà tutto il tempo che ho perso e fatto perdere alle persone? E le riserve di pazienza che abbiamo eroso? La mia. Quella degli altri.

Apro le finestre, stamattina soffia un’apparente freschezza nell’aria. Respiro a pieni polmoni. Alzo gli occhi e guardo questo immenso vuoto azzurro cielo. Poi penso del tutto irrazionalmente: “Ok, ora si comincia. Come sempre. Come ogni giorno. Come da tutta una vita.”

5 Risposte to “Ponti a metà”

  1. Come parole di polvere Says:

    Condivido il tuo pensiero.

    Liked by 1 persona

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