Il vento che accarezza le parole 

La neve scende. Educatamente. Senza inopportuni estremismi. Fuori non si sente alcun rumore. Non tira un alito di vento. Regna soltanto una pace aliena, ma non alienante. 

Stamattina ho voglia di cambiare strada e un desiderio assurdo di tornare indietro. Ma lascerei tracce indelebili. Almeno temporaneamente. E i ricordi seguirebbero i miei passi fino a farmi male. Fino a prendersi gioco di me. 

Potrei infilarmi in un bosco come nella più classica delle favole per bambini. Inoltrarmi laddove uscire dal sentiero è vietato. Perché in qualche modo ci sono già stato. Perché è sempre pericoloso. Perché certi personaggi in calzamaglia azzurra lo hanno già fatto per svegliare una principessa. E li hanno poi ritrovati impiccati a qualche ramo. Mentre la fanciulla si riempiva la testa di pensieri, come farmaci adatti a non svegliarsi più. 

Io ovviamente non so resistere. Succede ogni volta che prendo un sentiero. Ogni volta che mi fermo a pensare. Ogni volta che chiudo per un secondo gli occhi e decido di tornare indietro. Di inoltrami nel bosco. Percepire la solitudine. Gli alberi. Il vento che accarezza le parole. 

Mi piace passeggiare tra i ricordi semi sbiaditi di ciò che non mi appartiene più. Intanto l’orizzonte se ne sta nascosto dietro una collina. Si contende la fine con l’infinito. E tu puoi sederti su quell’unica roccia che non è ancora coperta di neve. Senza fretta. Chiudere gli occhi e ricordare.

Quel giorno il cielo era un prato stellato. Era una bella serata di inizio luglio. Faceva caldo e c’era il deserto intorno. Credo di aver passato la mia vita percorrendo spesso sentieri a ritroso. A volte in mezzo al niente. Altre volte incontrando proprio quel destino che cercavo di lasciarmi alle spalle.

Guardo l’ora. Le cinque meno un quarto. Ho poco tempo. Presto sarà notte e sono parecchio lontano. Forse esiste ancora una strada che non ho mai calpestato prima. 

Rileggo qualcosa che ho scritto e riesco a rivivere quei momenti dove non ci sono pensieri, ma solo una serie di profonde consapevolezze. La vita in fondo non fa che disegnare perimetri. Lo sbaglio più grande che può fare un uomo e rimanerne schiavo, restare in ginocchio e non uscirne più.

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