Non m’è dolce in questo mare

Il solito regalino, la solita cortesia di un personaggio. L’opportunismo. Quella prassi non solo romana che ormai fa parte della cronaca e del parlato. Personaggi votati o scelti da chi è stato votato, che si vendono per un niente. Dai pranzi a scrocco di Ignazio Marino. Alla parentopoli compulsiva di Gianni Alemanno. 

Ora Marra, Muraro e chissà quanti altri nel loro piccolo. In fondo ci vuole poco. Basta un permesso finto per parcheggiare nei posti riservati agli invalidi per essere parte del porcaio. Ma non sarebbe questo il punto. Qui non funziona nulla. Continua a non funzionare nulla. Le buche di Roma sono tutte al loro posto al punto che stanno studiando una app che le segnali al navigatore. 

E poi c’è tutto il resto. E il resto è l’immobilismo ciclopico di una giunta incapace anche di adempiere alla routine di tutti i giorni. È così che anche “fare un albero di Natale che rappresenti la voglia di rinascere di una città” diventa un’immenso specchio su cui arrampicarsi. Con o senza Marra. 

Si, ma io sono onesta! Qualcuno griderebbe. Ok! Tanto di cappello, ma sai guidarla la macchina? Sai dove sono le marce? O per essere più chiari. Lo sai leggere un bilancio? Perché se è vero che l’onestà dovrebbe essere una peculiarità immancabile in ogni cittadino, ancor di più se impegnato in politica, è anche vero che servono poi le capacità per farla la politica. 

Altrimenti potremmo dare il posto di primo cittadino a un bimbo qualsiasi dell’asilo, che in quanto a onestà e trasparenza merita di essere un titolare di cattedra.

“Io sono romano e a tempo perso sono italiano”, direbbe un dilettante Ciceruacchio. E come me altri romani si chiedono quanto il sindaco di Roma sia una persona capace. O quanto somigli a un burattino. Uno di quelli del teatrino, su al Gianicolo, dove mi portava mio padre da piccolo. 

Ieri ne parlavo col tassista che mi riportava a casa. Il sindaco di questa città continua a non rispondere con i fatti. Lo fa ogni tanto a parole e in modo discutibile. Sempre imbeccata dal suo partito. Probabilmente nemmeno la comunicazione è una delle sue caratteristiche migliori.

Ma che ci vuole a capire che il comune è un’azienda da risanare. E che serve qualcuno che a questo punto, in mancanza di qualità, tiri fuori almeno le palle. Oppure servono collaboratori e dirigenti capaci, che ne abbiano. 

Non si cambia tutto così. Non basta un voto e poi “andiamo a comandare”. C’è anche una classe dirigente da verificare. Vabbè, ma poi in fondo io che scrivo a fare. Non sono qualificato nemmeno a parlare d’amore. Figuriamoci farlo di politica. “E il naufragar – di certo non – m’è dolce in questo mare.”

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