Danzare da soli

Lei? Era simpatica. Ironica. Sembrava conoscere alla perfezione il tuo modo di tracciare i confini e la tua maniera quasi scostumata di non rispettarli con gli occhi. 

Racconti. Sorridi. Ricordi cose. Dopo il secondo bicchiere cominci addirittura a sospettare che l’ironia sia una meravigliosa qualità. E che il vino non sia solo un amico, ma un fedele compagno di viaggio. 

A un certo punto della tua vita ti eri ritrovato in mezzo al guado. Hai cercato per anni la donna che sognavi e che probabilmente non c’è. Per accorgerti che forse non esiste nemmeno. 

Magari perché somiglia troppo a qualche star di un certo cinema che da tempo non si vede più. Vivien Leight? Virna Lisi? Norma Gin?

In ogni caso nessuna delle persone che hanno orbitato nel tuo orizzonte somigliava vagamente a lei. E qui cominciano i dolori del giovane Werther. Perché non sai più in che direzione cercare. Dove cercare. E peggio ancora, il “perché cercare”.

La vita che fa per me, purtroppo non si fa con i momenti vissuti. Ma con quelli da vivere ancora. Si fa con gli attimi da scrivere. Con le belle esperienze tutte da ripetere. 

E nel mio universo la felicità non esclude assolutamente la rabbia. Non esclude la malinconica tristezza di certi giorni. Non esclude gli errori. La frustrazione. E il dolore delle cose che non sono andate come volevi.  

Non si tratta solo di ricordare delle belle esperienze, ma dell’incantevole bellezza di poterle anche raccontare. E nel mio caso, perché no, scriverle. 

Jep Gambardella direbbe esattamente così. Esistono belle serate da trascorrere con persone. E poi ci sono le belle persone. Quelle che ti trasformano l’aria intorno e la rendono finalmente respirabile. 

Chissà cos’è invece che mi spinge continuamente provare. A decidere e poi a pentirmi di averlo fatto. A rimuginare, a rimpiangere, a recriminare. E comunque. Alla fine. A cercare un ritmo sostenibile. Ripetibile. Quasi ballabile.

Nel film della mia vita la felicità è semplicemente danzare. Magari in due. In una sconfinata pista da ballo dove non si vede l’orizzonte al mattino. 

La tristezza quindi dovrebbe presumere una certa solitudine. Ma si può anche danzare da soli. Perché  spesso la malinconia nasce solo dal fatto che quella pista non è illuminata come volevi. 

Ed è allora che mi pongo l’unica domanda sensata in un mondo che di senso ne sta perdendo parecchio. In che modo la mia vita, in che modo la storia che mi voglio raccontare, in che modo il tema profondo della mia esistenza, possono vivere e brillare in questo spazio senza luce? In questo tempo che c’è oggi? Senza una compagna che abbia quegli occhi, quella voce, quella devastante ironia e così tanti incantevoli difetti?

Vivere è scoprire cosa accade mentre incontriamo la vita. Senza le mille infrastrutture di pensiero che dovrebbero illuminarla, ma che invece la incasinano e ti lasciano continuamente al buio. 

A volte basterebbe solo un cielo rassicurato da una falce di luna, una musica lenta e il ricordo del riflesso negli occhi di chi credi ti abbia davvero voluto bene. Altre volte invece ti accontenti di una matriciana, una camicia sporca di sugo e quattro risate con gli amici di sempre. Quelli che, anche quando piove, ballano e si bagnano con te.

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