L’alba dei tempi 

Sono stanco. Stanco di treni veloci e super lussuosi che non portano in nessun posto. Le stazioni si somigliano tutte. Roma. Milano. Torino. Un po’ come i centri commerciali. Con gli stessi negozi patinati di nulla. Le medesime sconvolgenti offerte speciali. Aperti tutti i giorni, anche la domenica. Bollenti l’inverno e freddi l’estate. Un agglomerato di gironi danteschi fatto di carrelli in movimento e maligne anestesie.

La ragazza del centro Vodafone ha un corpo evidente, ma è troppo alta. Troppo tatuata. Troppo stizzita dalle persone. Non è adatta a un lavoro col pubblico. L’altra collega ha i capelli rossi e uno sguardo che le si spegne a pochi centimetri dal naso. Parla con un filo di voce. Davanti a me un uomo anziano sulla sedia a rotelle attende il suo turno sfogliando un depliant con le tariffe più vantaggiose. 

Diventa inarrivabile la vita passeggiando tra le persone che arredano la tua quotidianità. Se poi ti fermi a osservarle, sembra addirittura che il tempo passi più in fretta. Diventa difficile sostenere un qualsiasi ragionamento logico. Avere qualcosa di interessante da pensare che non sia già prigioniero all’interno di qualche vetrina.

Io invece rifletto sulle diverse forme di vita che ho di fronte. A destra, due ragazzine con poca voglia di lavorare. E a sinistra il silenzio di un uomo anziano. Una persona che forse alla vita non ha più nulla da chiedere che non sia un telefono nuovo.

Dura per la quotidianità rispondere a tutto quello dove vorrei esistesse una risposta. Come dovrebbe essere una vita degna di chiamarsi tale? Eccitante? Divertente? Intensa?  Misteriosa? Appagante? Creativa? Sorprendente? O solamente serena?

Avvolto dall’odore del cibo di strada, osservo un negozio di abbigliamento. Dall’ingresso arriva un profumo nauseante. C’è poca luce. Sembra l’ingresso per un altrove dove nessuno vorrebbe entrare. E invece c’è la fila. Tutti adolescenti. Anche i ragazzi hanno un loro personale girone dantesco. 

Ogni civiltà. Ogni cultura. Ogni epoca ha i suoi templi e ogni tempio indica le sue sacralità. Quel valore assoluto e ultimo che ognuno è disposto a riconoscere. Un cellulare. Una giacca. Un paio di scarpe. Una carezza. Un abbraccio. Ascoltarsi suonando un pianoforte. Insomma, un qualche tipo di consolazione. 

È la storia di un universo insignificante e tenerissimo. Un posto abitato da un’umanità imperfetta e diversamente innocente che deve comprare per essere felice. Trovare parcheggio per essere felice. Trasformare contanti in scontrini per essere felice. I 3×2. Le carte sconto. I saldi. I punti fidelizzanti. 
Ma in fondo la fidelizzazione è stata un elemento fondamentale in ogni religione che si rispetti. Fin dall’alba dei tempi.

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