Le cose giuste

Ho sempre avuto questa cosa di essere empirico, ma con la giusta moderazione. Di essere imperfetto, ma con parsimonia. E quindi? Quindi niente.  

In fondo alle volte trovo costruttivo pensare di fare parte del paesaggio. In quella realtà che a tratti può sembrare anche bidimensionale. Perché bidimensionale è il vetro del finestrino. Lo spazio finito all’interno del quale vedo sfrecciare via il mondo. Giusto il tempo che può metterci il treno a inquadrare la quotidianità. 

Nessuna estrusione. Niente intrusioni. Solo origami di verde tenuti insieme da un impercettibile filo elettrico che corre lungo quel paesaggio da sempre. La terza dimensione in quei momenti diventa la nostra capacità di riflessione. Tutti i ricordi. Le altre immagini che scorrono, si ma dentro. 

Ieri ho visto un film documentario ambientato su una piattaforma petrolifera della BP, “Deepwater”. Uno di quei film che producono per denunciare fatti accaduti. Persone impunite. Un po’ come lo sono stati “Il caso Spotlight”, per lo scandalo dei preti pedofili in America e “Margin Call”, con il fallimento della Enron. 

Sul film poco da dire. Quasi nulla. Eccetto una frase che mi è rimasta dentro. Prima che il pozzo petrolifero collassi, la scena in cui Mark Wahlberg spiega a John Malkovich che non si possono saltare i test di verifica con la sola speranza che tutto vada comunque bene. 

“Io andavo con mio fratello a pesca. Pesci gatto. Si prendono con le mani. Cercavamo le tane per infilare dentro il braccio. Farci addentare e tirarli fuori. Ma noi eravamo preparati per questo. Avevamo guanti adatti. Esperienza. E sapevamo sempre cosa fare. La speranza non è mai una tattica.”

E così che improvvisamente il paesaggio ha smesso di correre sul finestrino. Niente stazioni. Alla mente interessava comprendere quanto spazio c’è ancora, da qualche parte nella testa, per coniugare altri verbi. Cose come programmare, progettare, prevedere, osservare, provare, correggere. 

Non che non ce ne sia anche per altre cose. È solo che serve fare un’attenzione chirurgica nella vita per non appoggiarsi sempre e solo alla speranza, per fare le cose giuste. 

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