Ironia della vita

Esistono mattine in cui riesco a vedere la mia mente con tutti i suoi scaffali di cose giuste, sbagliate, belle e brutte, condivisibili e deprecabili. Giorni in cui posso agevolmente soffiare via la polvere dai ricordi. Cercare una data di scadenza. Momenti in cui posso trovare i miei sogni disposti in modo confuso nei cassetti. E rammaricarmi di vedere anche le mie incertezze vagliarli personalmente. Insieme a quel mio aver passivamente accettato che vi fossero riposti da altri. 

Poi posso vedere la vita che scorre fluida e rimescolata. La mia. Quella di centinaia di altre persone che fluttuano agilmente su facebook. Nonostante siano interculturali, intersessuali, interconnessi, interisti, interreligiosi e tutti gli altri “inter” che si possono trovare. Pensieri occasionali vincolati dagli automatismi di quel network a cui sono consapevolmente vincolati.

È divertente. In quei cassetti dove tutto è in ordine non succede mai nulla. Bisogna avere il coraggio di separarli i sogni. Di mischiarli. Se ammucchiamo a caso quello che la nostra mente tiene rigidamente separato esplode il disordine e la vita fluisce torrenziale. Allora arrivano le opportunità, le parole giuste, gli sguardi da biscotto, i sorrisi, le emozioni. 

Mi piace lasciare che le cose vadano, senza permettere al passato di bloccare tutto con le sue certezze acquisite.

Non voglio metterti in imbarazzo, ma sono un chirurgo di una certa bravura, potrei forse aiutarti con quella gobba.” diceva Gene Wilder in Frankenstein Jr. 

Quale gobba?” Gli rispondeva Martin Feldman.

E chi diavolo è ‘sto Feldman?

Si va?

Si va. Analizzando con ironia, piuttosto che curiosando nella mente. Analizzare vuol dire parlare di noi. Vuol dire essere concentrati su di noi e sul nostro modo di dare un senso alle cose. Essere curiosi invece significa seguire le cose che accadono con attenzione. Senza giudicare. Senza star troppo a riflettere sul perché. Per vedere le conseguenze che generano fuori e dentro. 

Se vogliamo che le opportunità ci portino da qualche parte dobbiamo permettere loro di farlo. Dobbiamo accettare la mano che ci tendono e fidarci ciecamente. Bloccare il nostro guardiano prudente che dice “aspetta, non fidarti, non andare, è pericoloso.”
Ci hanno sempre spiegato che non si fa, che non è così, che non va bene. In fondo è il nostro passato che interrompe il flusso della vita con le sue possibilità. Con tutti i suoi punti a capo. Con tutte quelle infinite occasioni di sbagliare che comunque colorano la vita. Perché l’unica cosa che non risente del tempo, è proprio l’ironia della vita.
Igor! Tu mi vuoi dire che io ho messo un cervello a-b-normal in un corpo di un uomo alto due metri e venti e largo come un armadio a due ante!

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