Appena mi sveglio 

Apro gli occhi. È un risveglio notturno. Colpa di certi gabbiani confusi che stanotte si sono dati appuntamento. È già un po’ che rumoreggiano nervosamente dietro la finestra della mia stanza. Poco male. Tanto dovevo svegliarmi presto. Faccio prima a non dormire.

Intanto la pioggia si è già impadronita dello spazio di cielo che separa Roma dal paradiso. Chissà. Forse nell’altro universo mi scuseranno per il ritardo. Ma non riesco a prendere sonno. Non questa notte. 

Sorrido. 

Accendo il cellulare. 

Rispondo a qualche messaggio. 

Apro una nota e scrivo senza fermarmi. Scrivo e continuo a scrivere. Quello che ho in testa. Quello che avevo già iniziato. Quello che non avevo nemmeno immaginato di poter scrivere. Do sfogo alla mia innata voglia di raccontare l’indifferente fascino della quotidianità. Perché se hai voglia di scrivere, anche una frustrazione può trasformarsi in una figura retorica alla quale ispirarsi.

Quanta stupidità ci deve essere in una persona che crede di essere intelligente per accorgersi di non esserlo davvero? Molta? Poca? Non lo so. Non possiedo tutte le risposte. 

Se fosse per me eviterei di incontrare gente. Sono un po’ stanco di dispensare sorrisi. Stringere mani. E accorgermi che esiste un universo spento e disinteressato a ciò che accade nell’universo stesso. 

Forse un giorno non molto lontano scarseggerà l’acqua potabile. Non ce ne sarà per tutti. Forse il cibo non basterà. Avremo un mondo fatto di privilegi e privilegiati. Intanto il mare si alzerà di quanto deciderà lui. 
Sommergerà territori e ideali. Il clima muterà fuori e dentro di noi. E intanto ce ne resteremo serenamente seduti davanti a una tv, o piegati su un cellulare a guardare le notifiche di whatsapp. 

Siamo naturalmente portati a informarci su tutto, ma non ci piace capire e soprattutto non sappiamo reagire. O peggio ancora, non siamo interessati a farlo.

Dubbi. Riflessioni. Incertezze. Bilanci. Avevo deciso di tirare dritto ai semafori. Avevo deciso di non rallentare agli incroci. Avevo deciso basta ripensamenti. Basta numeri da rimettere a posto, o parole da sistemare in ordine alfabetico. 

Avevo deciso tante cose e, per quello che posso, cerco sempre di essere coerente. Ma forse la coerenza non fa parte della mia natura. Sto zitto e penso. Penso e scrivo. Scrivo e ascolto. Guardo sfilare pixel sui social network ed è come se guardassi le nuvole dalla finestra.

I miei castelli in aria sono sotto assedio da un po’, ma anche oggi sembrano tenere. Non ho certezze che lo facciano anche domani e non voglio averne. Esisto quanto basta e il tempo mi orbita intorno. Non mi chiedo come sia possibile. So che accade e mi sta bene così. 

Stanotte ho lasciato un po’ di emozioni piegate sulla sedia di fronte al letto. La tv è spenta. Metto il punto e chiudo gli occhi. Domani andrò a capo. Come sempre. Come ogni volta. Ricomincerò ad aspettare, a pensare, a sognare, e a scrivere. 

La capsula del Nespresso è già inserita nella fessura della macchinetta. Basta accendere. Servitevi pure. E quando avrete finito lasciate tutto così. Magari metto a posto io domattina. 

Appena mi sveglio.

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