Fino in fondo

La notte è un oceano profondo dove non fa paura perdersi un po’. Per necessità, più che per volontà. Lo so. Ho un brutto carattere. Sogno. Desidero. Immagino. Qualche volta ottengo. Tiro le somme e alla fine mi giudico. 

Mi costringo a fare, o a non fare qualcosa. A dire, o a incamerare silenzi.

Se parlassi la metà del tempo che dedico alla scrittura sarei un tipo particolarmente espansivo. E invece. Invece sono contratto. La verità? Sono un introverso. A me gli introversi piacciono molto. Per quella loro capacità di ascoltare. Mi piace anche chi ha una sensibilità particolare. 

Stamattina il mio cuore è uno specchio appannato che trattiene segretamente tutto quello che scrivo sulla sua superficie. Le parole si confondono col mondo intorno, ma non spariscono mai del tutto. Certi sogni rimangono. 

Perché noi introversi siamo così. Assorbiamo emozioni. Incassiamo illusioni. Digeriamo giudizi. Freddezze. Distacchi. 

Certe distanze esistono anche se a volte non le senti, anche se spesso non le vedi. Eppure in un momento spariscono. Me ne accorgo in quell’attimo preciso. Quando qualcuno mi sorride senza un vero motivo. Quando si alzano quei castelli di carte che nascondono l’ironia e qualcuno mi invita a soffiarci contro.

Suppongo tu conosca quale sia il mio problema col mondo. O forse no. Sono un improvvisato Bukowski la cui unica attività è quella di dissacrare la bellezza nelle pieghe dei giorni. 

Metto in gioco il cuore. Senza imbarazzi e opportune incoscienze. Sembra strano detto da uno che beve poco, eppure amo ubriacarmi degli universi che mi catturano il cuore.

Amo le cose semplici, innocue. Camminare per le stradine del centro. Mischiarmi con la gente. Una mano che mi raggiunge e non mi fa domande. E io che la stringo in un “anch’io” silenzioso.

Nonostante le delusioni, nonostante i litigi, nonostante gli eccessi, nonostante me.

A volte il buio nasconde, ma anche una luce fortissima ti impedisce di guardare la realtà. Ed esistono persone che sono entrambe le cose. Luminoso buio. Oscura incandescenza.

Non sarà semplice. Non è mai stato facile. Magari sarà tutto sbagliato e a me un giorno mancheranno le parole da scrivere. Ma se non altro lo avrò vissuto. Sarà accaduto. E io non avrò smesso di provarci.

Alla faccia di quei due monosillabi, che ogni volta mi trema la voce e che non riesco a non dire. 

Sia chiaro. Non voglio stupire. Non ero, non sono e non sarò mai Charles Bukowski.

“Se hai intenzione di provare, vai fino in fondo. Altrimenti non cominciare neanche. Potrebbe voler dire perdere la ragazza, la moglie, i parenti, il lavoro, e forse anche la testa. Potrebbe voler dire non mangiare per tre, quattro giorni. Potrebbe voler dire gelare su una panchina del parco, potrebbe voler dire la prigione, potrebbe voler dire la derisione, lo scherno, l’isolamento. L’isolamento è il premio. Tutto il resto è un test di resistenza, per vedere fino a che punto sei veramente disposto a farlo. E tu lo farai. Nonostante i rifiuti e le peggiori probabilità di successo, e sarà meglio di qualunque cosa tu possa immaginare… Se hai intenzione di provare, vai fino in fondo. Non c’è una sensazione al pari di questa. Sarai da solo con gli Dei, e il fuoco incendierà le tue notti. Cavalcherai la tua vita dritto verso una risata perfetta. È l’unica battaglia buona che ci sia.” (Charles Bukowski, Factototum)

  

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