Tutta la vita

Mi fa male la schiena. Non sopporto più i lunghi viaggi. Le posizioni scomode. La gente intollerante. Il tipo di fronte mi fa un cenno con la mano di spostare una borsa. È un giornalista famoso del Corriere della Sera. Sono certo di non averlo mai incontrato prima. Credo di non aver nemmeno mai acquistato il suo quotidiano. Ma questo è il bagaglio che uso per allungare i piedi, non sta dando fastidio a nessuno. E non conosco l’alfabeto dei gesti. Sfrutto la meccanica delle nuove poltrone e gli giro lo schienale in faccia. Non ho niente da scambiare con lui, tantomeno parole inutili. Non ne ho per lui. Non ne ho per Dio. Sono vuoto fino all’orlo. Mi viene in mente una frase del Dalai Lama, “Lascia andare le persone che condividono solo lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa sì che non sia la tua mente”, insomma evita gli intolleranti e i rompicoglioni.
Ogni volta che parto per un viaggio ho la sensazione di aver dimenticato qualcosa. Chiudo gli occhi. Faccio un piccolo inventario. Mi frugo in tasca. Chiavi. Biglietti. C’è tutto. Eppure ho la crescente sensazione di aver tralasciato un dettaglio. Forse una certezza. Forse qualcuno.
Frugare indietro nel tempo è un lusso che mi posso ancora permettere. Anche se non so più che forma abbia oggi la mia disciplina. Viaggio in treno. Lo preferisco all’aereo. In fondo il treno somiglia maggiormente alla vita. Si può cambiare direzione solo quando si è giunti in un punto in cui il binario si divide. Non prima. Mi piacerebbe sapere chi si è inventato la parola “binario”. Mi piacerebbe anche sviluppare l’arguzia, ma sono sempre seduto in questo vagone e l’arguzia credo stia in seconda classe. Forse dovrei alzarmi. Fare due passi nella direzione opposta. Tanto la direzione non cambierebbe comunque. Stamattina ho delle idee che sono più simili a un edificio in costruzione che a un castello in aria. Senza una licenza edilizia. Senza un progetto approvato. Architetture composte di piccoli sospiri applicabili a solidi dubbi di cemento armato. Lo stato dell’arte. Posso chiudere gli occhi e regalarmi una testa calante. Posso stare qui e affannarmi a scrivere. Posso chiamare quella ragazza del bar e ordinare uno sformatino di patate. Una spremuta. Una carrellata d’immagini. Un desiderio macchiato espresso. Un tutorial per combattere la malinconia. La verità è che la certezza è un disegno che si forma soltanto dopo aver unito tutti i puntini. Chissà dove erano i miei piedi l’ultima volta che sono stato felice. Forse proprio sulla stessa borsa. Ma con direzioni diverse. Mi fa male la testa. E non so veramente cosa fare con queste braccia. Magari le abbandono lungo i fianchi. È che voglio essere tutto ciò che sono capace di diventare. È che attendo un bel tramonto, ma non saprei dire quale. È che quando una persona ce l’hai dentro non serve a molto andare via. È che non sono nato per inseguire, nè tantomeno per essere inseguito. È che a volte si è così distanti, che è davvero impossibile venirsi incontro. È che non esiste un treno che valga la pena aspettare tutta la vita. È che a volte l’unico modo di cancellare una brutta giornata è sostituirla con una peggiore. Bè, allora diciamo che per oggi sono sulla buona strada.

  

2 Risposte to “Tutta la vita”

  1. fede63 Says:

    mi piaci perchè mi sento di condividere il tuo cinismo, ma la sapienza con cui ne scrivi riscatta per te ogni possibile negatività. complimenti

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