Tanto si sa

Una rampa di scale. Una porta socchiusa. Un odore acre di vernice fresca. E poi quel lavandino che ancora goccia. Fa freddo. La penombra nasconde le crepe sui muri. E questo è solo uno dei pensieri depositati sul fondo di questa giornata. Una delle tante incertezze innescate e rimaste inesplose nel tempo. Potrei. Vorrei. Dovrei. Ultimamente non mi trovo a mio agio con i condizionali. Me la cavo meglio con l’infinito presente. Dire. Fare. Scrivere. Sapere. Già, sapere. Se solo sapessi in che tempo mi trovo. Ci sta che possa essere un altro passato prossimo. Oppure è il solito futuro anteriore. Magari un imperfetto? Ma poi che importanza ha riconoscere quale sia il lato giusto dello specchio? Cosa cambia capire chi sia il riflesso? Non sono Grimilde. Non articolo sorrisi. Non pongo domande retoriche. E non distribuisco mele. Ogni tanto vedo affacciarsi un bianconiglio, ma la casa di marzapane è sparita. Forse l’hanno mangiata per non pagarci più le tasse. Sorrido, ma senza mostrare i denti. Faccio i miei esercizi di retorica. Scrivo con attenzione. Cambio il mio punto di osservazione. Resto equidistante da tutto e lontano da niente. È una sorta di caotico equilibrio. Un passato prossimo che potrei addirittura barattare con il peggiore dei peccati mortali. Perché c’è sempre qualcosa, o qualcuno, per cui vale comunque la pena esserci. Un luogo. Una persona. Attimi andati, o non del tutto vissuti. Immagini che stanotte mi ritrovo a non voler dimenticare. Spazi nella mente arredati forse troppo velocemente, ma con gusto. Eppure non lo senti quest’odore di vernice? Potrei addirittura provare a indovinarne il colore. Bianco. È un biancolore. E ha lasciato un specie di alone intorno alle crepe.
Stanotte mi sono seduto sul terzo gradino della scala. L’unico rotto. Poi ho guardato giù verso il pianerottolo. “È spazioso”, mi sono detto. E ho pensato che ci starebbe stato bene un albero di Natale. Intanto una porta si era già chiusa alle mie spalle. Colpa del vento. Forse. Che strana eco lasciano le cose vuote. Tutto rimbomba che sembra una cattedrale. Esiste un luogo dove le storie sembra che non vogliano terminare. Lo stesso posto dove finiscono certi pensieri. Dove scappano i palloncini. Dove giocano a nascondersi i calzini e quei titoli dei film che non ricordi. Ho ancora un futuro semplice tutto da scrivere. Qualcosa da rileggere nel caso poi non volesse più accadere. Perché tanto si sa. Nelle favole alla fine, non accade mai niente.

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