Niente

Niente. L’unica risposta seria che conosco è “niente”. Niente non è solo una parola. Niente è un’isola. Niente è un ponte che viene percorso nei due sensi di marcia. Due direzioni. Due destinazioni. Due punti di vista. Due prospettive completamente diverse, ma sostenute dalla stessa necessità. Quella di lasciarsi tutto alle spalle. Io non sono speciale. Ho un cuore e un cervello, come tutti. E li uso per cercare risposte. Per capire. Per elaborare e rielaborare. Per definire e ridefinire. Anche sbagliare. Anche correggermi. Smaltire gli umori. Le sensazioni. Annotare esperienze. Catalogare quali quelle da dimenticare e quelle da ripetere. C’è sempre qualcosa da approfondire, o da cancellare. Credere, o dubitare. Oggi mi sarebbe piaciuto raccontare una bellissima storia. Essere morbido e buono, ma forse mancano ancora troppi giorni a Natale. Così provo a parlarmi un po’ addosso. Ad addobbare il mio personale albero immaginario con i pensieri più luminosi e intermittenti. Senza preoccuparmi di piazzare una stella in cima a tutto. Che l’amore faccia un po’ perdere la testa non è un luogo comune. Qualcuno però non sa che si perde anche stabilità. Che ci si dimentica di se stessi per interessarsi follemente a un’altra persona. E alla fine quella persona può anche succedere che ti possieda. Che senza nemmeno saperlo prenda residenza fissa nella tua testa. Domicilio nella tua vita. Ed è impossibile sfrattare certi pensieri senza ricorrere alla forza interiore. Il me stesso innamorato somiglia un po’ a Rembrandt. Un grande pittore olandese con il sorriso da beota e lo sguardo sempre perso nel vuoto. Tuttavia un magnifico artista. Il me stesso innamorato è un me stesso un po’ fissato. Anche ossessionato. Spesso euforico e incantato. Altre volte ansioso e turbato. Un me stesso dal profilo psicologico mutevole e offuscato. Vorrei saper scrivere meglio delle cose che sono andate male. Magari usando quella stessa lucidità con cui un uomo fortunato racconterebbe la propria fortuna. Ma non è semplice. E forse non è nemmeno utile. A volte mi aspetto che arrivi il buonsenso per sussurrarmi a un orecchio che sono le parole adatte. Che mi trovo sulla strada giusta. Perché se esistono circostanze della vita in cui si perde la stabilità. Esistono anche i momenti in cui ci si ritrova.
Innamorarsi destabilizza. Ma fa sentire intensamente vivi. Toglie e restituisce sicurezze alternando picchi di certezze a baratri di profondo dubbio. Una spinta emotiva inarrestabile. Il capitolo più lungo di un libro che parla di universi paralleli. Realtà che non possono essere controllate, ridotte e spiegate sulla base di regole scritte o valori assoluti. L’amore non funziona. Non si esprime. Non si allinea con quello che abitualmente viene considerato “normale”. Perché le emozioni e i sentimenti riguardano solo la sfera dell’anima. Niente biologia. Niente chimica. Niente fisica, o filosofia. E quindi niente piani per conquistare l’universo. Niente di niente. Quando “niente” è più importante di tutto ciò che potrei scrivere adesso. Quando niente è il punto che precede la parola fine. Quando niente è la cosa piu reale che io abbia mai avuto in mano da stringere.

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