Rob Reiner è salvo

Pomeriggio passato alla ricerca di un film che valesse la pena guardare. Mediaworld. Ultimo scaffale. Quello delle novità. Mi perdo un attimo tra i titoli più recenti, poi vado a ritroso nel tempo. Cammino all’indietro. Finisco con le mani nella cesta dei dvd a 4,99. Quella che preferisco e non certo per il prezzo allettante. Quella delle pellicole improbabili. Quella dei dvd reietti, maledetti, inutili e a volte inguardabili. Quelli che non capisce nessuno. Spulcio. Alcuni titoli mi guardano. Altri mi urlano “ti prego portami via”. Scavo nel disordine e lo faccio con quell’atteggiamento un po’ snob tipico di chi entra nelle boutique di lusso e vuole soltanto guardare. Sono reo confesso. Sono convinto che in questa cesta si sia nascosto un film molto bello che la gente ha dimenticato. Insisto. Eccolo. “Harry ti presento Sally” di Rob Reiner. Non ci penso due volte, è tanto che lo volevo rivedere. Il destino me lo ha messo in mano. Giusto qualche istante prima che la mia voglia di uscire di qui avesse la meglio. Lo prendo. Pago in contanti ed esco contento come un bimbo che stringe il suo palloncino rosso. Più o meno mi sarebbe costato la stessa cifra.

Poi la serata continua al wine bar. Parlo di calcio. Parlo di cinema. Parlo di donne, di vino, di vacanze. Niente politica. Con Alessandro è tutto un sentire e tutta una suggestione. Riconosce prima le more e poi una fragranza di nocciole in un vino bianco. E io sono disposto a credergli senza nemmeno assaggiarlo. Mi soffermo a riflettere sulle more. Però mi colpiscono i suoi suggerimenti. Bisogna evitare di stancare le dita. Bisogna ruotare il calice. Aprire il liquido sulle pareti del bicchiere. Far salire i vapori dell’alcool che alla fine trasportano i sapori. Si ride. Si mangia qualcosa. Si chiacchiera a lungo fino al momento del “non perdiamoci di vista adesso!”. Poi i saluti. Esco dal locale che sono quasi le due di notte. Luci spente in strada. Fa un caldo cattivo. Mi avvicino alla macchina. La portiera è aperta. Il finestrino infranto. È tutto in disordine. Non servono due puntate di CSI per capire la situazione. Accenno qualche passo. Giro per richiudere la portiera e immediatamente penso al film. Lo avranno rubato. Il mio affare da Mediaworld che avevo lasciato in bella vista sul sedile del passeggero. La perla salvata dalla cesta delle immondizie.

Invece c’è. È ancora lì. Il visitatore non era un cineasta e Rob Reiner è salvo. Il ritorno in hotel è ricco di ricordi e suggestioni. Guido sovrappensiero. Il vento caldo entra dal vetro rotto e porta via pagine strappate ai miei pensieri. È buio. Nei cinema deserti, nei sentimenti non ricambiati, nel vino che sa di more e nocciole, nelle ceste dimenticate e nelle auto che qualcuno fruga di nascosto. Non sempre siamo in grado di trovare quello che cerchiamo. Il senso della vita, i significati e le emozioni che ci mancano. Meglio accontentarsi di qualche euro spiccio. E mi chiedo cos’è che non riesco a trovare io? Cosa non sono in grado di vedere come non è stato in grado di fare il ladro con il mio film? Qual’e il valore che non so riconoscere. Dov’è il vetro da infrangere e il pezzo prezioso che non riesco a rubare? Mi fermo al semaforo. Di solito non lo faccio mai a notte fonda. Il neon di un’insegna luminosa tossisce alle mie spalle. Faccio a scambio di occhiate su whatsapp. Mi illudo che qualcuno stia facendo altrettanto. Poi penso che in fondo non c’è tutta questa differenza tra me e il ladro. Ogni giorno perdo significati e ignoro cose importanti pur avendole affianco. Piccole e grandi meraviglie. Non sono arrabbiato per il vetro. Anzi, non me ne frega assolutamente niente. Penso invece a chi l’ha rotto. Al fatto che come me non sappia riconoscere i significati. Non sappia assegnare valori. E non sappia nemmeno rubare.

2 Risposte to “Rob Reiner è salvo”

  1. GenioChiara Says:

    A me questo film non è piaciuto…forse non è piaciuto nemmeno al ladro! Però è vero che durante una normale giornata chissà quanti significati ci perdiamo.

    Mi piace

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