Geometrie

Servono due punti e una retta per disegnare una solitudine che abbia un senso. E occorrono parallelismi perfetti, perché altre rette non finiscano col rovinare tutto. Nessuno è un numero primo. Siamo tutti segmenti. Linee diverse. Alcune si intrecciano. Altre si sfiorano. Solo poche sognano di diventare circonferenze. Com’era la formula per calcolare l’area?
Raggio di sole, per raggio di sole, per p greco. Al cambio fa sempre tre e quattordici?

Ho cenato mangiando sushi stasera. Avevo necessità di ordine, di rigore, di cose che mi scorrono davanti senza lasciare il segno, di fiducia, di convinzioni, di tradizioni. Qualcosa che avvesse un sapore diverso. Crudo. Senza trasformazioni, senza alterazioni. Avevo voglia di un gusto che è così com’è. Dovresti vedere come sono diventato bravo con gli edamame. Posso colpire chiunque nel raggio di dieci metri. Vedi? So disegnare anch’io le mie circonferenze.

Stanotte il centro era pieno di turisti e la città giocava col rumore dei loro passi. Molte provenienze, tante direzioni e nessuna destinazione. Un po’ come me in fondo. Via dei Coronari sembra ancora il passaggio sicuro che unisce universi lontani. Piazza Navona è sempre più bella. Questa città continua a invecchiare, ma non è mai stata giovane veramente.

Mi andrebbe di fumare. Magari lo faccio. Mi siedo sui gradini della fontana di San Simone. Mangio un gelato. È quella dove quel giorno saltellavamo per evitare le pozzanghere. Quella dove perdesti in terra il cellulare per ritrovarlo un po’ più tardi ancora intatto, malgrado la pioggia forte. Il tempo non è che una circonferenza. Forse anch’io sono una figura geometrica. E le geometrie fanno paura. Soprattutto quei perimetri che racchiudono aree sconosciute.

Fa troppo caldo. Ci sono i gabbiani. Una volta a Roma bastavano i piccioni. Ora si prende quel che passa la natura. Io invece gioco con la fantasia. Il mare. La spiaggia. La luna. Il rumore delle onde sugli scogli. Una barchetta di carta. Accendo e spengo una cicca. Per due punti passa una sola retta, ma io aspetto la prossima. Magari transita di qui fra poco, mi prende in pieno e riesce a portarmi via.

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