“Dove sei” silenzioso.

Vorrei ascoltarti. Vorrei che mi ascoltassi. Vorrei sapere di te. Se sei triste. Se dormi. Se ti stiracchi la schiena. Se piangi o sorridi. Scrivere è un trucchetto alquanto scorretto. Puoi parlare con chi desideri senza essere mai interrotto.

Ti ho appena chiesto che vorrei sapere di te. Ebbene vorrei farlo respirando l’odore delle tue parole. Misurando le tue pause, i tuoi silenzi e ogni singolo elemento della punteggiatura.
La scrittura stasera mi rende noiosamente sfrontato.

Vorrei osservarti mentre i tuoi sorrisi prendono vita. Poi vorrei sfiorarti il collo, accarezzarti la schiena. Toccarti. Niente parole. Solo emozioni. Non tutte le sensazioni sono sempre riconducibili a un ammasso di suoni, lettere e punteggiatura.

Non è semplice. Non è difficile. Nè giusto. Nè sbagliato. È semplicemente umano. E quindi? E quindi niente. Aspetto di far finta di non pensare. Lo faccio mentre passeggio. Mentre guido. Mentre scrivo. Mentre sono a cena. Al cinema. Da solo o tra la gente che conosco. In coppia, oppure nascosto tra decine di sconosciuti.

Non so, forse è solo una questione di chimica. Un giorno ti innamori, diventi il custode di un cuore non tuo e da quel momento, dietro ogni notte, sai che si nasconderà sempre un “dove sei” silenzioso.

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