Avevo in mente di prenderlo amaro

Ci sono giorni in cui percepisco netta una certa distanza tra i miei pensieri e tutto quello che mi circonda. Credo faccia parte della natura sostanzialmente narcisista degli uomini disegnarsi esistenze che poi non somigliano affatto a quelle reali. La morale è che alla fine non si riesce a capire chi stia vivendo la vita di “chi”, e quale sia la vita che si sta vivendo.

Stamattina mi incammino per incontrare il primo caffè del giorno e intanto sento il bisogno di fare ordine dentro. Tanto fuori non sembra assolutamente possibile dare una connotazione al caos. Cerco un ricordo nelle tasche dei jeans ed esce il biglietto di un cinema. Io che mangiavo distrattamente pop corn. La città intanto dormiva fuori e dentro il raccordo.

Tutto questo non ha senso pensavo. A me non sono mai piaciuti i pop corn. Avrei potuto farne sicuramente a meno. Avrei potuto glissare il cinema e scegliere di andare al mare. Amo la sua assodata grandezza. Per me il mare è due cose. L’onda lunga che cercavo di evitare da bambino sulla riva. Schivando e saltellando a caso in punta di piedi. E la voce di mia madre che gridava con la mano tra i denti: “Esci dall’acqua sono 2 ore che sei li dentro”.

Forse è stato quello il momento in cui ho cominciato ad apprezzare la mia libertà. Molte cose le amiamo ancora prima di conoscerle. Non sappiamo cosa sono. Non sappiamo che ci sono. Ma sappiamo che siamo fatti per loro.

Chiudo gli occhi. Ora cammino al buio. La strada è dritta. Mi sfiorano le auto, ma non mi sento in pericolo. Sarà per via delle campane in lontananza che somigliano tanto a quelle del centro di Roma. Ai rumori della chiesa di fronte al mio appartamento borghese occupato da due figure a caso.

Apro gli occhi. Un merlo cerca e trova qualcosa tra le erbacce. Ci sono mattine che la mia mente sembra il deserto del Nevada. Troppo caldo e dannatamente sconfinato per programmarci una passeggiata.

Nella vita tutto passa. Nella testa un po’ meno. Intanto il cielo sembra trattenuto in ostaggio tra gli edifici. Qualcuno sta ascoltando i Cure a tutto volume.
I Cure scatenano vecchi ricordi. Ma non solo. Può essere che il domani un giorno si privi di me, ma non potrà mai privarsi di una musica già ascoltata. Altrimenti non avrebbe nemmeno senso un domani.

Ora ho la testa satura di certi sguardi. Piena di pagine del mio libro. Appagata da musica strana e minacciata da comete in caduta libera.
Squilla il telefono. Massimo mi insulta per gioco: “Pranziamo al mare oggi?”. Lui è uno dei miei migliori amici e la sua non è una domanda sul futuro, ma qualcosa a cui devo rispondere ora. Ha voglia di parlare e io di ascoltare. “Ok! Passo tra un’ora. Magari prima facciamo due passi.”

Intanto ritorno con i ricordi su quella spiaggia. Mia madre morde ancora la sua mano e grida. “Esci di li ti ho detto”. Io invece continuo a tuffarmi testardo senza preoccuparmi delle linee di galleggiamento. Ma poi all’improvviso lei cambia espressione. Allunga la mano. Mostra un piccolo accappatoio bianco. “Non aver paura Gianluca, non ti faccio niente. Vieni da mamma.”

Sorrido. Esco dall’acqua. Ora so che ha fatto qualcosa di meraviglioso per me. Ha trasformato il mare in una cosa più piccola delle mie certezze. Ha stabilito quell’ordine che mi avrebbe poi reso possibile la vita. Si è occupata dei miei passi futuri. Delle mie paure. Del mio coraggio. E di tutto quello che, visto o non visto, avrebbe in qualche modo condizionato da quel giorno la mia vita.

“Mi fa un caffè? Grazie.”

“Vuole zucchero? Dolcificante?”

“Non fa niente. Avevo già in mente di prenderlo amaro.”

Una Risposta to “Avevo in mente di prenderlo amaro”

  1. asteroidi Says:

    Bellissimo questo articolo…
    Quella frase sul mare…

    Mi piace

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