Il vetro appannato

Accendo il motore. Abbasso il finestrino. Da fuori arriva un alito di vento. Il battito del cuore somiglia all’eco di un rumore silenzioso. Una pulsazione frenetica e regolare generata dal desiderio di quelle cose che non succedono mai.

Mi piacerebbe ridisegnare le mie voglie. Ho bisogno di una sessualità sostenibile. Di un orgasmo abbordabile. Stasera ho guidato senza costrutto. Io con i miei libri sul sedile del passeggero. Gli scontrini, le caramelle, le chiavi, una giacca, la borsa del computer e la sacca con le lenzuola pulite sui sedili posteriori. Ho ancora qualche conto aperto con la lavanderia e molti altri con la vita. Nulla di particolarmente emozionante.

I percorsi più eccitanti transitano all’interno di realtà alternative. Posso attraversarli per curiosità o per noia. Ma anche perché adoro quel retrogusto agrodolce che lascia l’adrenalina quando mi scorre dentro.

C’è un fiume silenzioso di intimità che mi attraversa e che ogni tanto mi piace veder esondare. Non è peccato lasciarsi trasportare dalla corrente. Scoprire fino a che punto ti porta.

La verità è che il desiderio di cose proibite è come il morso di un serpente a sonagli. Quando l’adrenalina è in circolo resistere al desiderio diventa un verbo senza significato.
L’unico antidoto è un vetro appannato dove soltanto tu saresti in grado di ridisegnare un sorriso.

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