La dolce vita

Quando la notte scende sulle cose che mi circondano il tempo si fa assordante. Fastidioso e distinguibile come le grida di un bambino che inizia a piangere al cinema, durante una proiezione.

Stamattina il tempo mi sta sfrecciando lentamente accanto. Attraversa lo spazio tra un pensiero e l’altro. Gioca a sgretolare tutti i miei “ancora” e li trasforma in ricordi. Fa da colonna sonora ai miei “quando”. Come una musica forte che arriva da dietro, cancella gli apostrofi rosa e impedisce alle persone di restare “per sempre” insieme.

Intanto la luce della tv accesa disegna geometrie regolari di ombre e le proietta sul muro della mia stanza.
Federico Fellini e “La dolce vita”.
Stanotte. Proprio stanotte.
L’ironia del destino mi gioca il solito brutto scherzo. Ho sonno. Potrei dormire, ma non voglio dargli questa soddisfazione.

“Qualche volta la notte, questa oscurità, questo silenzio, mi pesano. È la pace che mi fa paura, temo la pace più di ogni altra cosa: mi sembra che sia soltanto un’apparenza e che nasconda l’inferno. Penso a cosa vedranno i miei figli domani. Il mondo sarà meraviglioso dicono, ma da che punto di vista se basta uno squillo di telefono ad annunciare la fine di tutto. Bisognerebbe vivere fuori dalle passioni, oltre i sentimenti, nell’armonia che c’è nell’opera d’arte riuscita, in quell’ordine incantato… Dovremmo riuscire ad amarci tanto da vivere fuori dal tempo…”

Continuo a scrivere. A pensarti. Non c’è margine per un punto di fuga. Seguo le battute del film trasportato dalle emozioni. Proiettato all’interno di una prospettiva che sembra divergente e distopica.
Ogni cosa nel mio corpo sembra avere una posizione precisa. Gli occhi. La bocca. Il cuore. I polmoni. Il fegato. Lo stomaco. La manona a otto dita.
La manona a otto dita??

Ma no! Anche se non ho esperienze di anatomia comparata posso affermare che un organo del genere non c’entra davvero nulla. È sicuramente di troppo. Non dovrebbe esserci. Eppure è la che fruga ovunque nella mia pancia come un polipo. E lo fa con un movimento lento. Continuo. Una presa decisa che non consente aberrazioni o spannometrie.
Intanto Marcello sta parlando con Maddalena e le da anche del Lei.

“- Vorrei vivere in una città nuova e non incontrare più nessuno.
– A me invece Roma piace moltissimo: è una specie di giungla, tiepida, tranquilla, dove ci si può nascondere bene.
– Anch’io vorrei nascondermi ma non ci riesco. Non ci riesco..
– Sa qual è il suo guaio? Di avere troppi soldi!
– E il tuo di non averne abbastanza! Mmm… intanto eccoci qua tutti e due!
– Questo non è mica un guaio: siamo rimasti così in pochi a essere scontenti di noi stessi.”

Non è vero. Non siamo in pochi. Ci sono io, per esempio, che riesco a essere scontento anche delle cose mai accadute. Quelle che il tempo forse non tocca. Oppure si. Non posso affermarlo con certezza. L’unica cosa che posso sottolineare è che ti voglio bene davvero. Ma fartelo capire a volte è più arduo che far volare un aquilone senza vento. O creare una bolla perfetta senza sapone.

Anche il demone sotto al letto ora si sporge per guardare il film. E’ disturbato dai miei pensieri e mi gela con uno sguardo invitandomi a fare silenzio. Proprio mentre un folto gruppo di giornalisti sta intervistando una diva svedese.

“- Please miss! Dorme in pigiama o in camicia da notte? How do you sleep? With pijamas or nightgown?
– Neither! I sleep only in two drops of French parfume! Solo con due gocce di profumo francese!”

Il tempo passa. Il tempo è inevitabile. Il tempo è bugiardo. Come tutte le volte in cui ho creduto di potermi allontanare da te, ma sono ritornato nel mio personale castello in aria. Stordito. Confuso. E abbracciato alla sagoma di un fantasma.
(Shhhhhh!!!)
Ecco ora Sylvia è entrata nella Fontana di Trevi e sta camminando nell’acqua. Marcello la guarda sorpresa. Adoro questa scena. (“Anche io”, risponde il demone sotto al letto!)

“- Marcello, come here! Hurry up!
– Sì Sylvia, vengo anch’io! Vengo anch’io! Ma sì, ha ragione lei: sto sbagliando tutto! Stiamo sbagliando tutti. Sylvia! Sylvia, ma chi sei?!
– Listen!
– Sylvia…”

Ascolto lo scroscio della fontana insieme a Marcello Mastroianni. Ripercorro lo scorrere inesorabile del tempo e mi fermo un momento a soppesarne il rumore. Il tic tac dei secondi. Il sospiro dei minuti. Il grido sempre più forte delle ore, dei giorni, delle stagioni. Soppesare è un verbo che sa di sconfitta e di convinzioni tardive. Un lento adeguarsi a quegli stati d’animo che non mi appartengono più.

Intanto l’esistenza continua a sciogliere i suoi nodi. A volte eccitanti. Altre volte nostalgici. La vita è una proiezione colma di trame, di lusinghe e di possibilità soggette al volere del disincanto, della disillusione e della delusione.
Una potente triade necessaria per una storia che sia davvero interessante vivere. Poco importa che non vi sia un lieto fine. Basta che sia ben sceneggiata e pregevolmente interpretata.

Al destino piace sedere sulla poltrona del regista. Sorridere con accortezza in un angolo del set. Cappello felliniano a tesa larga. Sigaretta. Un caffè lungo tra le mani. Il viso scavato e gli occhi persi in un punto qualunque dell’universo nel quale tutto, inevitabilmente, converge.

Ultimo spot pubblicitario. Emma sta camminando da sola su una strada isolata. Marcello la raggiunge con l’auto e la invita sgarbatamente a salire.

“- Cammina deficiente, monta!
– No!
– Emma, guarda che… Cammina, sali.
– Ma che cosa vuoi? Che cosa cerchi da me? Sei un verme, un miserabile! Tu finirai solo come un cane!
Te ne accorgerai! Ma chi ti sta vicino a te, se io ti lascio? Ma che farai della tua vita? Chi trovi che ti vuol bene così?
– Io non posso passar la mia vita a voler bene a te.
– Tu dici sempre che sono io la pazza, che vivo come in sogno, che sono fuori dalla realtà… ma sei tu, sei tu che sei fuori strada! Ma non capisci che la cosa più importante della vita tu l’hai già trovata? Una donna che ti vuol bene sul serio, che darebbe la tua vita per te come se fossi l’unico al mondo! Tu sciupi tutto, sei sempre inquieto, sempre scontento. Marcello, quando due persone si vogliono bene, tutto il resto non conta. Di che cosa vuoi aver paura? Dì.
– Di te. Del tuo egoismo. Dello squallore desolante dei tuoi ideali. Non lo vedi che quello che mi proponi è una vita da lombrico, non sai parlare d’altro che di cucine e di camere da letto! Ma un uomo che accetta di vivere così, lo capisci che è un uomo finito?! È veramente un verme! Io non ci credo a questo tuo amore aggressivo, vischioso, materno: non lo voglio, non mi serve! Questo non è amore, è abbrutimento! Come te lo devo dire che non posso vivere così?! Che non ci voglio più stare con te?! Voglio star solo!”

Sono le 6.55 e ho appena pagato il mio tributo all’ennesima notte passata a rincorrere un sogno. Mi sono impegnato per mandare i pensieri in apnea, per guadagnare distanze. Ma è arrivata prima l’insonnia e poi Marcello Mastroanni ha fatto il resto.
Ho ammirato un film degli anni 60. Ho pensato. Ho scritto. Ho riletto e interpretato ogni personaggio, consegnando a ciascuno di essi la mia volontà di non essere presente a me stesso, di estraniarmi, di fottermene del contesto e consegnarmi stupidamente al mondo.

Poi quando ho spento la televisione il soffitto mi ha chiesto di noi. Ed io gli ho sorriso, immaginando che tu mi guardassi col sopracciglio all’in su da ispettore sospettoso.
È vero. Continuo a rattoppare la vita a colpi di “avrei dovuto”, o “avrei potuto”. Il condizionale mi accompagna sempre nella mia ora di sonno tra un’insonnia e l’altra.

Ora però permettimi di passare. L’acqua non sarà troppo fredda, spero. Anche se siamo ai primi di Aprile. Un attimo. Mi tolgo le scarpe. Vengo anch’io! Ma sì, hai ragione tu. Sto sbagliando tutto! Stiamo sbagliando tutti.
Ma in fondo chissene frega. Ti voglio un gran bene ed è stato comunque un film meraviglioso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: