Quando ho aperto gli occhi

Quando ho aperto gli occhi avevo cento anni o forse poco più di uno. Di certo sentivo il profumo dei gelsomini di una siepe, misto all’odore della pioggia sull’asfalto.
Quando ho aperto gli occhi l’universo era un gioco di stagioni diverse. La vita era fatta di anni luce e la felicità di metri sotto al cielo.
Quando ho aperto gli occhi i pensieri erano tutti lì. Ad imbottire le pareti della mia testa. Ad impedire ai desideri di farsi male. Quanti cieli ci sono in questa stanza? L’odore del tempo lasciato a decantare arricchisce i secondi e somiglia a quello del vino buono. Mi ubriacavo del tempo e dei momenti trascorsi insieme.
Oggi invece servirebbe una formula a sostegno di certi numeri fatti di parole ed emozioni non lineari.
Quando ho aperto gli occhi la ragione mi ha poggiato una mano sulla spalla. Poi mi ha interrogato con occhi salmastri, pieni di nostalgie che non so scrivere.
Non so. Mi ha detto. Lo scrittore sei tu e solo tu puoi inventarti un finale, ma stavolta fai in modo che sia credibile.
Quando ho aperto gli occhi ero ancora solo. La tv spenta. Il caffè sul fuoco. Altre vite. Altri luoghi. Altre emozioni.

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