L’albero maestro

Esistono mattine in cui le immagini e le parole ti vengono a cercare e altre in cui te ne staresti volentieri in silenzio, a “riflettere”.
In quei casi basterebbero un bacio. Una carezza. Occhi chiusi. Delle mani dietro la testa. Altre mani sui fianchi e un universo che per un momento si accontenti di guardare altrove.
Oggi vorrei osservare la mia espressione mentre impressiono compulsivamente pixel su questo foglio elettronico.
É che a volte i ricordi mettono più ansia degli incubi. É che non esistono mele avvelenate per le favole di cui non conosci il finale. È che vorrei raccogliere le briciole lungo la strada, mangiare la casetta di marzapane immergendola in una vasca di Nutella, toccare il sedere alla strega e poi correre via. É che attraversando il bosco vorrei trovare un lupo che scodinzola a raccontarmi la sua versione dei fatti.
Io attribuisco sempre dei significati, solo che sui significati influisce comunque il contesto.
“Seduto su una panchina in Central Park, sento le sirene passare e leggo il giornale di oggi”, non avrà mai la stessa valenza di “seduto su una panchina in Central Park, sento le sirene passare e leggo il giornale di oggi con la mia foto segnaletica in prima pagina”.
Sono i dettagli, il tempo, il luogo e le situazioni che cambiano le sensazioni e le risposte.
Oppure non lo so cosa le cambia.
Forse anche io sono solo conseguenza di un cambiamento. Il risultato dell’anatomia delle cose nel momento in cui decidono di accadere. Forse potrei risolvere tutto puntando l’indice contro il destino. Senza troppe domande. Sollevarmi dalle responsabilità.
Sorrido.
Sì. Mi piacerebbe essere un androide partorito dalla mente Ridley Scott. Un reagente chimico, oppure una scheggia impazzita proveniente da una deflagrazione a caso che non sia il Big Bang.
Qualche volta invece mi sento Ulisse. E ripenso a come sarebbe stato utile avere un cellulare per chiamare Itaca. “Cazzo, sto tornando! Aspettatemi. Anzi mandatemi un taxi al Circeo.”
Differenti ritorni. Differenti attese. Senza nemmeno il tempo di mettersi a tessere una tela. Intanto il lunedì in tv i proci guardano l’isola dei ciclopi famosi.
Cara Penelope, anche io ho i miei pensieri sereni. E non mi servono certo per fare un colossal o per imparare a volare. Però mi sono molto utili per continuare a camminare nella giusta direzione.
E se qualche volta mi esprimo al condizionale non é perché non mi senta al sicuro. É solo per cercare contesti nuovi e attribuire le risposte migliori.
Migliori del passato.
Migliori del presente.
Migliori di ogni futuro immaginato.
Ora però slegami dall’albero maestro che siamo arrivati e ho un po’ male alla schiena.

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