Il momento unico

Forse non sono molto bravo ad aspettare. Attendere senza sapere è stata una delle più grandi incapacità della mia vita e in tutte le mie attese ho trovato sempre lo spazio per costruire nella testa enormi impalcature di significati.
Forse con il solo intento di farle crollare. Forse solo con l’obiettivo di riprendere da un punto qualunque e magari correggere il tiro di qualche centimetro per rendere la costruzione immaginata più solida. Magari solo per vederla crollare di nuovo.
Ho speso svariate notti insonni della mia vita in quest’opera, e seppur cosciente dei miei limiti, non ho mai saputo distrarmi, non ho mai saputo correggermi.
Così ho visto sempre le mie attese arrivare da lontano, da una telefonata, da un viaggio, da una mail, da una notte di sesso, da un esame, un giudizio, una discussione, una decisione da prendere o non prendere, da un ospedale.
Forse ho passato tutta la mia vita ad attendere un segnale. Un treno, un’autobus, una raccomandata, un appuntamento di lavoro, una persona a cui vuoi bene, il baratro o quell’attimo di gloria che ti separa da esso.
Da ragazzo potevo anche distruggermi in preda alla paura di non riuscire ad attendere, ma la maturità e la tenacia da sole credo mi abbiano regalato negli anni la forza di resistere.
Oggi i mostri prendono forma lo stesso e si ingigantiscono. Sbranano gli attimi, i minuti, le ore e si dannano per crescere quel tanto che basta da essere più forti di me.
Stamattina ho mille cose a cui pensare, mille cose da realizzare, ma il tempo nell’attesa sembra perdere consistenza e implodere. Così le mie ore mutano e si trasformano in minuti da vivere velocemente. Non c’è tempo, non ho tempo.
Vorrei spegnere la mente, resettare tutto e lasciarla ripartire eppure questa si oppone. Continua chirurgicamente a produrre dubbi anche quando non le è richiesto. Insiste nel mostrarmi incomprensibili paesaggi futuri nei quali vorrei tuffarmi senza fare mai ritorno.
Si chiama paura. Si chiama coraggio.
La vita è come un mare che nasconde i relitti affondati di improbabili navi.
Non voglio trasformarmi di nuovo in uno dei miei tanti tentativi di recupero falliti. Potrei navigare come un principiante Ulisse, perdere pezzi nel tentativo di raggiungere nuovi continenti e accorgermi di essere approdato da solo su un’isola fatta di rottami di aerei precipitati.
Il piu grande errore della mia vita sarebbe confonderlo ancora con la città di Atlantide.
Confuso.
L’essere umano vorrebbe tutto e subito, possibilmente anche senza fare alcun sacrificio.
Mi accorgo anche io di essere completamente umano, di non sapere aspettare e in certi momenti di non volere assolutamente farlo.
Anche stanotte ho dormito, mentre tu in un altro universo, indossavi i miei desideri perduti nel sonno. Con eleganza, senza chiudere mai gli occhi.
Ho scelto dal mio negozio di sogni i vestiti migliori. Ho tutta l’esperienza sognata di epoche immaginarie che non ho dovuto mai conoscere, nè attraversare, ma solo sognare.
Sono curioso di conoscere il futuro, di affrontare il prossimo bivio e non voglio fermarmi troppo a riflettere quale sia la strada migliore da prendere, ma prenderla senza pensare.
La prima volta che ho scritto mi hanno preso anche in giro sui social network. “Mi specchio in un cucchiaino e credo di essere di fronte a un me stesso alieno…”
Oggi invece esiste un unico destinatario per tutti i miei buongiorno.
Tu che rileggi. Tu che ricordi. Tu che esisti fuori e dentro di me. Tu che sei il momento giusto, quello unico, quello irripetibile.
Quello per cui varrebbe la pena attendere anche tutta una vita.

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