La storia della lumaca

C’era una volta una lumaca che viveva insieme a una tartaruga nello stesso giardino.
Non si parlavano, ma in giro raccontavano di essere una coppia felice. In realtà si vedevano poco. Erano lenti e quando decidevano di stare vicino il tempo trascorso era sempre inferiore a quello impiegato per raggiungersi.
Lui comunicava raramente e male. Dedicava gran parte del tempo a lustrarsi l’ego e la corazza. Lei invece era spesso occupata a pulire la scia dei propri passi della quale proprio non sopportava la vista.
Un bel giorno però un gatto curioso si trovò a passare da quelle parti e notò la lumaca impegnata a rimuovere le proprie tracce.
“Buongiorno”, le disse.
“Posso chiedere cosa stai facendo?”
Lei lo fulminò alzando il sopracciglio sinistro. “Lo hai già fatto mi sembra. Non vedi? Cancello dove sono passata, perché è brutto che lo vedano gli altri.”
“Ma scusa, non è nella tua natura lasciare una scia?”, domandò il felino, “e se impieghi tutto questo tempo a cancellare le tue tracce rischi solo di perderti le cose belle della vita.”
Lei sbuffò.
“E quali sarebbero le cose belle della vita? Illuminami.”
Il gatto arruffò il pelo, poi la fissò sornione. “Potrei elencarti centinaia di cose, ma io sono un gatto e probabilmente tu non troveresti interessante rotolarti nei gomitoli, inseguire lucine strane, o nasconderti in un cassetto di biancheria intima. Le cose belle della vita sono quelle che ci fanno stare bene e ci sollevano qualche minuto dalle responsabilità. Forse questa non è la tua casa. Forse la tua casa è sulle spalle. E magari se non cancellassi le tue tracce chi ha davvero voglia di trovarti, ti troverebbe con più facilità. Magari potresti aspettarlo leggendo un libro.”
Il gatto si interruppe un secondo per leccarsi i baffi prima di ricominciare a parlare.
“Un tempo conoscevo e frequentavo due umani che vivevano in una casa e lei ti somigliava parecchio. Entrambi non riuscivano a vedere più in là di se stessi e ognuno accusava l’altro di non farlo. Non condividevano insieme altri interessi che non fossero viaggiare, mangiare o dormire. Si lamentavano di non essere sereni, ma nessuno faceva nulla per cambiare le cose. Probabilmente era in questa insoddisfazione la loro serenità.”
“Non vedo cosa possa avere questo a che fare con me.” Esclamò stizzita la lumaca. Poi gettò uno sguardo a tutto quello che c’era ancora da pulire e proseguì.
“Gli umani sono esseri incomprensibili. Ora però ho molto da fare, questo è il posto dove vivo con la tartaruga e devo mantenerlo pulito. Questa è la nostra casa. Questa è la mia natura.”
Il gatto allora si stiracchiò. Senza parlare si inumidì la zampina e poi cancellò in un baleno ogni piccola striscia presente a terra.
Lei rimase immobile a guardarlo, completamente stupita. Lo seguì iniziare e terminare il lavoro accompagnandolo con il movimento delle antenne.
“Perché fai questo?” gli disse.
“Perché mi piace come alzi il sopracciglio. Lo fai come se fossi un gatto.”
“Ma io non ti ho mai chiesto di farlo!” Insistette la lumaca.
“È vero. Se vuoi posso sporcare tutto di nuovo.”
“No vabbè, lascia così.” Rispose.
“È comunque due libri li ho letti, Frankenstein di Mary Shelley e Moby-Dick di Herman Melville. Però non ho capito la morale delle storie.”
“La morale?” Esclamò il gatto miagolando di gusto.
“La morale è semplice.” Ridacchiò ancora. “Quando intendi creare un mostro, pensa anche a procurargli una fidanzata.”
La lumaca scoppio a ridere.
“Allora io vado.” Salutò il gatto.
“Arrivederci.” Rispose la lumaca. “Aspetta e Moby-Dick?” disse ancora.
Il gatto le rispose gridando da lontano. “Quando qualcuno ti fa incazzare tanto da farti mangiare i gomiti forse è meglio andare da uno psicanalista piuttosto che imbarcarti in una missione suicida.”
Solo a quel punto arrivò la tartaruga partita due ore prima incuriosita dal chiacchiericcio.
“Chi era quello?” Le domandò.
“Nessuno. Un gatto che mi ha aiutato e mi ha fatto sorridere.” Sospirò.
“Ah guarda, che se questa storia di sa in giro, lede soltanto te. Io non sono una tartaruga da telefilm.” Borbottò la tartaruga lustrandosi la corazza.
“Certo!” Rispose la lumaca.
“Certo!” Disse ancora sottovoce.
“Certo!” Sospirò un gatto da molto lontano.

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